La Mia Cina

La Mia Cina è stato scritto nell'anno 200X DC in occasione dell'insediamento di Andreotti quale imperatore del regno di Mezzo. Più sotto si possono leggere alcuni brani del testo, che venne adottato poi nel Sacro Romano Impero d'Oriente quale documento legislativo. Dopo diversi secoli furono recuperate alcune copie 

Una notte tra i Mosuo

E’ appena l’alba. La sveglia mi dice che devo lasciare il letto. La mia compagna è già ben sveglia, zaino a portata di mano, aria da avventuriera, spirito combattivo.

“ Ni hao, Beppe, it’s late…non facciamo colazione perché il ristorante non è ancora aperto. Ho preparato un po’ di frutta da portare con noi “ “ Hey, ma sono le cinque…”

Fuori sta albeggiando. Il sole all’orizzonte colora di giallo rosa le poche nuvole che si stanno diradando. Ci aspetta una splendida giornata. L’aria cristallina e la prospettiva di arrivare in giornata al lago Luku, mi sveglia del tutto.

Mi dispiace comunque lasciare questo albergo. Un vero gioiello incastonato nella vecchia Lijiang, costruito per inserirsi nella tipica architettura Cina ‘800, ma oggi è il giorno dei Mosuo, una indimenticabile esperienza .

 

La nostra guida di Lijiang, LaNà, è pronta ad accomodarci sul fuoristrada. Tre file di sedili per 8 persone. Il grosso Toyota è anche alquanto scassato, ma, ci assicura, non avrà problemi di sorta.

Usciamo da Lijiang a velocità sostenuta, dato che il traffico è inesistente. Nella periferia è ancora visibile la ferita lasciata dal terribile terremoto che agli inizi degli anni ’90 ha distrutto quasi tutta la città moderna di Lijiang. Fortunatamente ha solo invece leggermente danneggiato la parte antica, quella, per intenderci, che attira 3 milioni di turisti all’anno.

Ben presto la strada si fa stretta e piena di buche. Ci incamminiamo verso ZhongDian, la città che fa da base alle escursioni al lago Luku ed ai villaggi Mosuo, nella Contea di Nin Lang. Incrociamo spesso camion carichi di ogni sorta di merci che ci fanno seriamente temere per la nostra incolumità. Jin Lei, la mia compagna, è seduta accanto all’autista perché sofferente le alte quote, mentre io sono accanto alla nostra guida che ci parla un po’ di lei. E’ una Mosuo ed è fiera di esserlo. Non viene pagata per il suo lavoro perché, per lei, è una delle poche occasioni che ha per venire a Lijiang. E’ vero, vi sono pulmini che fanno il viaggio di linea, ma sono piuttosto cari e non certo confortevoli come la nostra Toyota. E poi è anche una splendida occasione per conoscere la vita esterna.

Il paesaggio fuori del finestrino ci lascia senza fiato. Stiamo affrontando le prime pendici del Himalaya tibetano, con cime attorno ai 7000 m. La strada si è fatta ora in parte sterrata e la vegetazione si sta rapidamente diradando. La salita è piuttosto aspra ed i tornanti si fanno sempre più stretti e ripidi. Molto vicino alla strada le impetuose acque marroni del Huang He, il Fiume Giallo, si avventano con energia contro le rocce e le rive, erodendo una notevole massa di terriccio che dà il caratteristico colore giallastro al fiume.

Prima sosta. Vogliamo toccare con mano il Fiume Giallo. Dalla strada una ripida scala nella roccia ci porta sotto di un centinaio di metri. Vi è un’autentica processione, sembra che tutti vogliano toccare il fiume…I gradini sono piccoli, ripidi e scivolosi. Una breve sosta a metà scala, dove un piccolo ripiano alloggia un bar con bevande fresche. 20 yuan ( 2 euro ) una Coca Cola, però, costosa questa scala…Siamo arrivati in fondo, di fronte alla mostruosa potenza del fiume. Il rombo delle acque che qui formano una modesta cascata è assordante. Su una piccola lanca, dove l’acqua è quasi stagnante, tre yak stanno godendosi il fresco e fanno guadagnare yuan ai loro padroni. Chi non vuole farsi fotografare di fianco a questi giganteschi bovini? 10 yuan, una foto.

La risalita è stressante, il fiato si fa sempre più rado. Siamo ad oltre 4000 m. e la scala si inerpica in maniera ripidissima.

Mentre stavamo sotto ad ammirare il fiume, LaNà ha provveduto per il pranzo. Attorno a questa area sono sorte numerose trattorie. Pesce, rigorosamente del Huang He, montone e verdure sono il nostro pranzo. Devo dire piuttosto salato, 300 yuan sono una fortuna da queste parti. Dice che il pesce è caro….

E’ tempo di ripartire, la strada è ancora lunga. Qua e là, mandrie di yak ci fanno notare che ormai il paesaggio è tibetano, anche se siamo ancora nello Yunnan. In zone d’ombra alcuni rimasugli di neve ci fanno capire che siamo ad una considerevole altitudine. Mucchi di sassi con bandiere di preghiera ci raccomandano agli arhats buddisti per un felice e sicuro viaggio.

Fuori dal finestrino sta scorrendo lo splendido paesaggio montano. LaNà ci erudisce sulle ancestrali abitudini della popolazione Mosuo. La sua voce dolce e melodiosa mi fa dimenticare lo scenario imperiale delle montagne. Più la guardo e più scopro in lei una bellezza speciale. Non è una cinese han e lo si vede. Tutto in lei è molto più tailandese o birmano. La faccia rotonda, gli occhi a mandorla ma molto grandi, le labbra carnose, il corpo ben sviluppato, non sono caratteristiche peculiari degli han.

LaNà è Mosuo, 23 anni, non sposata, almeno secondo i nostri principi. Ha frequentato la scuola superiore a Luo Shui, l’ unica scuola superiore per la comunità Mosuo che conta circa 50.000 anime. Parla Inglese, francese, cinese mandarino e naturalmente la lingua Mosuo.

Ci spiega che loro vivono in una civiltà matriarcale, dove la donna ha un ruolo essenziale nella famiglia. E’ compito della donna anziana essere il capofamiglia, prendere tutte le decisioni gestionali, curare i lavori nei campi e gestire la finanza famigliare. La famiglia è un gruppo allargato. Vi fanno parte bisnonni, nonni, madri, figli e figlie, zii,nipoti e cugini. Vivono in grandi case con molti locali in comune. Se, come normalmente succede, in famiglia vi sono delle Azhu femminili o maschili, queste hanno una camera da letto tutta per loro. Ci informa che con il termine Azhu si indicano tutti i giovani in età adatta per accoppiarsi, cioè dai 15 anni in su. Quando i giovani raggiungono questa età, il villaggio prepara la cerimonia di introduzione tra gli adulti ( Adult ceremony ) dove vengono consegnati alla ragazza la prima gonna ed al giovane i primi pantaloni ed il cappello, accessorio che ha grande importanza per l’uso che ne viene fatto.

LaNà si ricorda di una Mosuo famosa scrittrice che ha fatto conoscere la sua gente attraverso il best seller Leaving the Kindom of Daughters . A proposito mi ricordavo di aver visto una trasmissione televisiva in cui appariva come star proprio Namu, una splendida trentenne che parlava della sua vita sessuale e dei suoi 8 amanti.

Ma ritorniamo alla vita Mosuo. L’uomo non ha grande importanza nelle famiglie. In genere si occupa di commercio e piccole faccende, non avendo comunque alcun potere nel gestire il danaro oggetto delle transazioni commerciali. La donna Mosuo è il fulcro della società. E’ lei che amministra, è lei che si sceglie il partner, è lei che alleva i figli insieme al gruppo famigliare. Il nuovo nato non conoscerà il vero padre fino a dopo che avrà raggiunto l’età adulta. In alcuni casi non lo conoscerà mai. I figli sono il frutto del cosiddetto walking marriage , che potremmo tradurre in matrimonio viaggiante. E qui LaNa si illumina di un ampio sorriso. E’ evidente che lei conosce molto bene il walking marriage.

Dopo i 15 anni la ragazza è pronta per le proprie esperienze “ da adulta “. Vestita la “ gonna “, comincerà a partecipare alle feste danzanti ed alla conoscenza dell’altro sesso. Non esiste un matrimonio come è inteso in tutto il mondo. Due giovani che se la intendono godranno del loro amore in piena libertà, comportandosi però come la tradizione impone. La ragazza inviterà il giovane nella propria Azhu house, al calare della notte. Lascerà la porta aperta come invito ad entrare. L’uomo la chiuderà, appendendo il proprio cappello al di fuori della porta. Questo è il motivo per cui tutti i giovani della giusta età portano il cappello. E’ obbligo per l’uomo lasciare la stanza all’alba, prima che sorga il sole. Un’infrazione a questa norma comporterebbe la vergogna per la ragazza e la rottura sicura del rapporto. Raramente lei avrà due uomini, anche se, nel libro di Namu, lei si vanta di avere avuto ben otto amanti contemporaneamente. E’ evidente che questo walking marriage può dare adito a nascite di figli con una non ben certa paternità, cosa comunque di poco interesse in quanto i figli porteranno il cognome della madre ed il padre non avrà altre funzioni se non quella di fare qualche regalo alla famiglia della donna, per cui, in qualche caso, potrebbero arrivare regali anche da uomini diversi.

E qui LaNà si ferma. “ Scoprirete da voi stessi quanto la nostra vita sia interessante “ ci stuzzica. Chiedo a Lan se anche lei è attualmente impegnata in un matrimonio viaggiante.

“ Naturalmente” è la risposta “ ci sono due ragazzi che mi piacciono tanto e non voglio scegliere “

ammicca “ sapete, io sono già vecchia…”

“ LaNà, hai 23 anni, come puoi essere vecchia ?” Jin Lei, con i suoi 34 anni, arrossisce, come può arrossire una cinese. “ ma i tuoi due ragazzi non sono gelosi uno dell’altro ?”

Lei pensa un attimo “ gelosi…jealous …?? Ma che cosa vuol dire ? Non conosco il significato di questa parola…”

E scopriamo ora che molte parole della nostra società civile, non esistono nel linguaggio dei Mosuo. Non esiste gelosia, non esiste assassinio, non esiste rapina…. Semplicemente perché fatti del genere non sono mai successi tra la loro civiltà e quindi non hanno termini per descriverli.

La macchina intanto ha raggiunto il culmine del passo, dove una montagnola di sassi con le tradizionali bandiere di preghiera, ci informa anche che siamo alla bell’altezza di 4967 m. Ci fermiamo e scendiamo per sgranchirci le gambe. Sgranchirci ? Le gambe sembrano di piombo e muoverle costa un’immane fatica. I polmoni sentono terribilmente la mancanza d’aria. Mi sento morire. LaNà ci dice di non muoverci per qualche minuto, poi di inspirare regolarmente e fare qualche piccolo passo. Consiglio che accettiamo tutti volentieri. Rimanendo fermi la respirazione è regolare, ecco perché non avevamo avuto la sensazione della mancanza d’aria in macchina. Le nostre facce, da terree che erano, si illuminano di un ampio sorriso. LaNà ci accompagna sul bordo della strada e ci mostra il panorama sottostante. Ecco, ora sì che si rimane senza fiato. La visione del lago Luku è a mille metri sotto ai nostri piedi. L’azzurro intenso si mischia al verde brillante della vegetazione del fondo valle. Una cornice di montagne bianche di neve e scure di rocce fanno da corona. L’aria è cristallina e profuma di sensazioni che ho vissuto solo in Tibet. Voglio restare solo, niente parole, niente gesti, solo, ad imprimermi negli occhi e nel cuore questa meraviglia della natura. Dietro al lago si estende la forma allungata del Gamu, la montagna sacra, con la forma di un Buddha sdraiato.

I Mosuo osservano due religioni. Il buddhismo lamaismo tibetano e la religione Daba.

Daba è una religione animista, con origine nei tempi molto lontani. Oggi sta quasi scomparendo. Vive delle cerimonie officiate dagli sciamani, o dabas. Hanno i loro luoghi sacri costellati da grandi statue primitive in legno che rappresentano gli dei della natura. Il daba predice il futuro e si ingrazia gli dei , percotendo tamburi e lanciando urla gutturali. Sono anche maestri ed insegnano ai giovani come scrivere l’alfabeto Daba ed i primi rudimenti di una lingua che sta scomparendo insieme a loro stessi. Oggi il lamaismo ha preso nettamente il sopravvento e la popolazione, pur non esasperandone i toni, è diventata quasi totalmente buddista. Ma non è certo la religione l’elemento più significativo dei Mosuo.

I frequenti richiami di LaNà mi riportano alla realtà. Con passo lento mi avvio verso la macchina.

“ Questa sera potrete avere la vostra esperienza tra di noi “ continua LaNà .

“ Nella piazza ci sarà una grande danza dove potrete vivere la nostra vita. Ma prima visiteremo l’isola sacra nel lago ed avremo poi la nostra prima cena, solo un antipasto, che proseguirà dopo la danza con la seconda, quella vera “.

Programma succulento e…faticoso…

Entriamo in Luo Shui ed in pochi minuti siamo sulla riva del lago. Due ragazzotti si incaricano dei nostri pochi bagagli mentre LaNà ci conduce sulla riva.

“ Ora andate con Pasu all’isola per visitare il tempio. Io vi aspetto qui per portarvi poi all’albergo. Ci vediamo tra un’ora”. E’ l’ordine imperativo di LaNà, che non ammette discussioni.

Pasu è una donna sui quarant’anni, brutta ( tra i Mosuo questa è una eccezione ). Ci accomodiamo sulla barca a fondo piatto e lei comincia a remare con lena. In breve siamo a metà strada, anzi a metà lago, tra la riva e l’isola.

Pasu intona una canzone. La melodia è accattivante e la voce stentorea raggiunge toni altissimi ed incredibili. Io e JinLei ci accodiamo al canto con una certa difficoltà. Meglio desistere. Attorno all’isolotto si è formato un certo traffico di barche e facciamo fatica a trovare un attracco. La visita del tempio non ci prende che pochi minuti, stante l’assoluta banalità del luogo, e ben presto riprendiamo la via del ritorno.

L’albergo non è nient’altro che una vecchia casa Mosuo in legno, rimessa a nuovo. Mi piace perché siamo alloggiati proprio come una famiglia locale. Vi è una grande stanza che serve per la comunità come cucina e soggiorno e due stanze Azhu, che ora sono diventate comuni camere da letto.

Nel cortile è stato preparato un tavolino con frutta, verdure ed alcuni dolci locali, il tutto da annaffiarsi con bicchierini del loro liquore fatto con la fermentazione dell’orzo.

LaNà fa un salto a casa sua e ci chiede di essere pronti nel giro di mezz’ora per recarci al luogo delle danze.

 

Dopo una veloce doccia siamo pronti. A passo spedito ci accodiamo ad altri gruppi di locali e qualche altro ospite per raggiungere la piazza del ballo. Arriviamo al luogo dell’incontro, circondato da una palizzata. LaNà ci attende alla porta con i biglietti di ingresso ed entriamo insieme. La piazza è circondata da alcuni palchi per il pubblico. Ci scegliamo un tavolino vicino al bar e inizia la nostra avventura Mosuo. LaNà ci presenta suo fratello, A Khang Shi Er Ping Cong. E’ un ragazzone alto 1,80, capelli lunghi sulle spalle, fisico possente. La sua stretta di mano rischia di stritolare la mia. Indossa una casacca cremisi, ricamata con disegni dorati, collo e bordi maniche di pelliccia, pantaloni blu con toppe in pelle. Porta il cappello alla cowboy, lasciato cadere sulle spalle. Mi porge il suo biglietto da visita (!) con nome e numero di telefono cellulare e con tanto di fotografia sua a cavallo. Più tardi mi stupirò del suo nome così lungo, ma è abbastanza comune per i Mosuo avere per nome una … frase.

 

Biglietto da visita di A Khang Shi Er Ping Cong.

 

Come è facile prevedere, siamo un po’ l’attrazione del palco. “ Da dove vieni ? “ “ Come ti chiami ? Quanto tempo stai qui ? “ Le domande si accavallano come pure i bicchieri di birra. Del resto come rifiutare gli inviti a brindare?

Il tavolo è rettangolare con sei sedie. Io sono seduto all’esterno, vicino al passaggio. LaNà è seduta di fianco a me e Jinlei nella sedia di mezzo, di fronte a noi due, affiancata dal giovane A Ka. Ad un tratto, una mano si pone sulla mia spalla ed una voce soave mi fa “ Where are you coming from? ( da dove vieni ? ) ed una fanciulla si materializza al mio fianco. Quando io penso ai capolavori della natura, mi vengono in mente tre cose : le montagne, i fiori e le ragazze cinesi.

Tutte e tre le cose rivestono per me il valore di capolavori in assoluto. La vista e l’olfatto ne sono ipnotizzati. Il tatto è un senso invece che si esalta quasi esclusivamente nell’ultimo caso e sta vivendo l’apice proprio ora. Lei è una di quelle che a stento riesci a sognare di notte. Il viso ovale è incorniciato da lunghi capelli neri. Gli occhi neri ti colpiscono come dardi scagliati da un gigante. Meglio non parlare del resto perché rischierei di trascendere. Veste una T shirt bianca ed un paio di jeans aderenti che lasciano intravedere le sue forme affascinanti.

“ Sono italiano “ mi esce dalla bocca, e, stupidamente “ e tu…? “

“ Io sono di questo villaggio Mosuo, mi chiamo Loni “ mi risponde ridendo, mentre si siede sulle mie ginocchia. Il suo braccio attorno al mio collo, un sorriso radioso e l’annichilimento è completo.

Le offro uno dei bicchieri di birra che si stanno moltiplicando sul tavolo e che lei svuota in un fiato solo. Però…

L’ambiente si fa caldo, ma LaNà è svelta di cervello. “ La danza è cominciata, presto presto, scendiamo sulla pista…Ah. Beppe, ricorda..se la ragazza che hai di fianco ti tocca il palmo della mano con il suo dito, significa che vuole…qualcosa da te” grida ridendo e spodestando Loni dalle mie ginocchia. Cosa vorrà mai dire….La ragazza non fa in tempo ad aggregarsi. LaNà mi ha già preso per mano e mi introduce nel girotondo. Jinlei ci segue con A Ka ed il vortice della danza ci travolge. Due passi avanti, un passo indietro, due ancheggiamenti, braccia ondeggianti secondo il ritmo scandito dalla musica . Il canto è ritmato sulla danza. Al centro il falò è alto oltre 3 metri e divora una catasta enorme di legna. Il cerchio di stringe e si apre come un’onda marina. Alla mia sinistra si è allacciata una giovane piuttosto bruttina, vestita con la lunga gonna bianca tradizionale. Si industria ad insegnarmi come si fa a danzare. Alla mia destra LaNà, poi il fratello, Jinlei, e via via alternati uomini e donne. Saremo circa un centinaio a girare attorno al fuoco.

 

E’ passato circa un quarto d’ora da quando ci siamo aggregati alla danza e noto che il grande cerchio si sta leggermente rimpicciolendo. Ogni tanto qualche coppia si stacca e si perde nel buio della sera.

 

Un lampo accecante è seguito da una serie di rombi di tuoni. Il cielo, nero per la notte, si è fatto di un grigio cupo. Le nuvole sono quasi a livello del suolo. La luce elettrica se ne è andata, sostituita dai continui lampi che fanno temere il peggio. I tuoni sono diventati continui rulli di possenti tamburi che accompagnano le musiche della danza. Il falò al centro della piazza è ora l’unica sorgente di luce continua con le lingue fiammeggianti del suo fuoco lanciate verso il cielo. La nenia delle canzoni tribali si è fatta più incalzante, il ritmo più sostenuto. Poi, un fuggi fuggi generale. La pioggia arriva violenta ed improvvisa, come se una diga fosse stata improvvisamente aperta. La gente scappa a ripararsi, tra urla e grida di gioia. Le tribune protette dalle tettoie sono lì, pronte ad accogliere l’orda dei danzatori. La pioggia scroscia violentissima sopra i tetti. Il fuoco al centro della piazza si sta spegnendo rapidamente, lasciando tutti nel buio quasi totale. La gente è allegra, felice, l’imprevisto era già previsto. E’ la stagione dei monsoni e non passa sera che questo non accada. La rigogliosa vegetazione ne è testimone. Il caldo di luglio e la pioggia serale sono il concime più adatto per fare crescere le piante da vaso come alberi d’alto fusto e regalare ai fiori i loro incredibili smaglianti colori. La protezione civile locale conosce bene queste situazioni ed ecco la ragione per cui, lungo la strada, ogni 5-10 chilometri stazionavano ruspe e macchine da terra di ogni tipo. L’abbondante e vorticosa pioggia provoca numerosi anche se piccoli smottamenti sulle strade che collegano i villaggi del lago Luku e questo con le città dell’entroterra. Non era raro che le strade fossero chiuse per un giorno o più, ma in genere, venivano ripristinate nel giro di poche ore.

 

Le cateratte d’acqua stavano per finire. La fine pioggerellina che ora sta cadendo non scoraggia i giovani che stanno ritornando a gruppetti sulla piazza centrale per fare pulizia dei tizzoni del falò, ridotto ora ad un ammasso di legna fradicia. Sono passate circa due ore dall’inizio del diluvio. I viottoli che collegano la piazza alle altre zone del villaggio sono dei fiumiciattoli. Capisco ora anche l’uso dei Mosuo di portare sempre gli stivali, molto belli dal punto di vista estetico, ma certamente anche molto caldi. Sono di pelle di yak, molto spessi, alti fino a mezza gamba, adatti per cavalcare, e per camminare nell’acqua, quelli indossati dagli uomini. Quelli delle donne sono invece di pelle molto più sottile, generalmente adornati da ricami e da un bordo di pelliccia, civettuoli ed eleganti.

 

Il maialino che avevamo ordinato sta ultimando la sua cottura, infilzato su un lungo spiedo. E’ intero e peserà una ventina di chilogrammi. Il giovane cuoco lo sta girando sul fuoco di legna che ne lambisce le carni tenere. Nel contempo lo spalma di alcune salse che ne aumenteranno l’aroma. Sono ormai le undici passate ed è quasi l’ora della cena principale. Almeno una cinquantina di gruppi sono radunati in questo ampio spazio aperto, circondato da tende che alloggiano panche e tavolacci di legno. Giovani provenienti dai numerosi villaggi sparsi intorno al lago si sono dati convegno qui per la danza e per la successiva caratteristica cena all’aperto, nonché la possibilità di appendere il cappello alla porta.

Lo spazio è illuminato solo dalle lampade ad olio appese nelle tende e dai piccoli fuochi accesi per arrostire le carni. Il maialino è il cibo più comune, ma non mancano carni di pollo, di yak e pesci del lago. Sulle griglie poi friggono pomodori e patate e radici di vario genere. A parte, alcune donne stanno cocendo il pane locale, molto schiacciato e dal gusto simile alle focacce, anzi sono delle vere e proprie focacce. Ogni tavolo è coperto da bottiglie di birra. Che questo possa significare una sbornia collettiva?

“ Secondo te, un maialino da venti chili è sufficiente per noi quattro ? “ domando ai miei altri tre compagni in tono alquanto ironico.

“ oh, no…non è solo per noi quattro..” risponde A Khang Shi Er Ping Cong ” se non ti dispiace verranno qui anche alcuni nostri amici. Non ti dispiace, vero ? Devi sapere che da noi tutto si fa in comunità, tutti siamo amici, siamo fratelli. Fratelli Mosuo, e voi siete anche nostri fratelli “. Ormai l’avevo capito.

“ A Ka, io ti vedo abbastanza diverso dagli altri, però. Tu hai un biglietto da visita, il cellulare, parli bene l’Inglese “

LaNà risponde subito al posto del giovane “ Certo, perché A Khang fa parte di un gruppo folcloristico che gira il mondo. E’ appena rientrato da una tournee in California. Il suo gruppo appare spesso in televisione ed è abbastanza famoso anche in occidente “

Ora la nostra guida Mosuo si è messa in piedi di fronte a noi. “ Ragazzi, vi presento alcuni nostri amici. Permettete che ci facciano compagnia per la cena “ e snocciola nomi su nomi, anzi frasi su frasi…Naturalmente non ne ricordo neanche uno, ma sono felice di dividere maialino e contorni con questa brillante e stramba compagnia. Ci contiamo, siamo ora in dodici, attorno al desco. Le bottiglie di birra sono in fresco in un mastello contenente grossi blocchi di ghiaccio. Mi ricorda i tempi di un infanzia ormai lontana nel tempo. Per caso siamo proprio divisi in sei uomini e sei donne, rigorosamente alternati sulle panche. Chissà se anche qui vale il rito del dito sul palmo della mano?

Nha Dang Shui Yue, presentandosi a tutti, vuole darci il benvenuto con una tipica melodia locale. Anche lei è molto bella. Non so se sia l’atmosfera, ma il nostro tavolo è un florilegio di bellezze. E non solo le ragazze…Per imparzialità devo riconoscere che anche i giovanotti sono un bel campionario di mister muscolo. Nha si alza in piedi e posso ammirare la sua avvenenza. Il viso completamente truccato con le labbra di un profondo vermiglio. Un’ombra di rimmel evidenzia la profondità dei suoi occhi neri. La faccia tonda con le gote piene, dimostra un’età che può variare dai diciotto ai trenta anni, praticamente indefinibile. I capelli lunghi e neri sono raccolti in una treccia arrotolata sulla nuca. Indossa una splendida tunica bianca in seta, con collo e bordi delle maniche ricamate a smaglianti colori. La pelle è ambrata, imbrunita dal sole cocente delle altitudini di queste montagne. Su una spalla è adagiato una specie di mantello rosso brillante, anch’esso con numerosi ricami in filo d’oro e bordo in pelliccia bianca. Al collo porta una collana di corallo, molto abbondante da queste parti, significando che in antiche ere geologiche queste montagne non erano altro che oceani. Insieme alla collana di corallo spicca sul bianco della seta un pendaglio di turchese azzurro appeso ad una collanina d’oro. Pure le braccia, e le caviglie, sono adornate da coralli ed altri amuleti. Anelli d’argento alle dita completano la gioielleria della ragazza.

La incoraggiamo con un applauso che lei accetta con un ampio sorriso. La melodia è la stessa che la barcaiola ci aveva cantato durante la traversata verso l’isolotto nel lago. L’atmosfera è però diversa e la voce anche. Mentre le note escono dalla sua adorabile bocca, il corpo si muove in ondeggiamenti sinuosi e provocanti. LaNà mi spiega che è la canzone di corteggiamento delle ragazze. Quando si innamorano di qualche giovane si ode spesso questa melodia uscire dalle finestre e svolazzare lungo i campi circostanti. Non dobbiamo dimenticarci che qui sono le donne a comandare e a corteggiare. Ora, verso chi dei presenti sia rivolta , è certamente un mistero. La canzone finisce, l’applauso è il logico corollario alla prestazione della cantante, così come un gan pei con i bicchieri pieni di birra fresca. Il bicchiere va vuotato completamente in un solo fiato, senza staccarlo dalle labbra e sembra che i Mosuo sia esperti di quest’arte, o meglio, anche di questa arte.

Cosa attrae di più i giovanotti cinesi quando incontrano un italiano? L’era degli spaghetti e mandolino è ormai tramontata. Ora l’italiano medio è rappresentato dal calcio. Non posso credere alle mie orecchie quando uno dei ragazzi mi racconta di essere un accanito tifoso del Milan, anzi del ei si Milèn come è generalmente conosciuta la squadra milanese in Cina. Io però sono un tifoso juventino. Non posso certo stare zitto e subire le lodi sperticate che questo giovanottone pronuncia a favore dei Ronaldinho, Kakà e così via. Certo, è ben preparato. Anche qui possono seguire le partite e le notizie del zhu zhou italico.

“ Bevi con me alla salute del Ei Si Milèn “ mi invita A Khang, unendosi alla discussione.

“ Ragazzi, io brindo solo a Del Piero…”

Nha si unisce a me “ Io amo Del Piero, un bel ragazzo davvero…” “ Sì, ma è già sposato…”

“ E allora..? cosa vuol dire ?…” Già, filosofia Mosuo.

A Khang interrompe l’accesa discussione sportiva “ Voglio cantare una canzone per JinLei “ ed il coro dei commensali “ Sì, sì, bravo A… “ e qualcuno si rivolge a me spiegandomi che lui è molto famoso come cantante, che ha partecipato a tante trasmissioni televisive, che ha inciso dischi…Mi dicono anche che si esibisce molto raramente e solo in occasioni speciali. Toh, vuoi vedere che JinLei è l’ occasione speciale ?

Molti altri gruppetti si sono avvicinati al nostro, tutti cercando curiosamente notizie circa chi siamo e da dove veniamo. L’esibizione di A Khang finisce tra un vortice di applausi.

Ormai il maialino si è trasformato in un grande mucchio di ossi. Anche le bottiglie di birra sembrano quasi tutte vuote. Il nostro gruppo ormai sta…fraternizzando. Baci, risate, lazzi e battute stanno a significare che la cena è finita e si sta avvicinando rapidamente il tempo del sonno ristoratore.

I fuochi delle carni ed il faro che illumina il grande cortile si sono spenti e tutto è piombato nel buio. Solo le lampade ad olio delle tende lanciano frecce di luce che si prolungano per qualche metro fuori dalle stesse. Credo che sia abbastanza tardi, forse le 02,00 – 02,30, ma che importa? Qui non esistono orologi. Le voci del grande simposio si stanno affievolendo. Nha si è alzata, gli altri nostri occasionali amici, pure. Sembra sia tempo per qualcuno di appendere il cappello. Forse si è anche fatto troppo tardi. Le prime luci dell’alba arriveranno molto presto ed i giovani dovranno lasciare le case delle ragazze, se questo dovesse essere il finale della nottata. Speravo di dare il bacio della buona notte a Nha, a LaNà ed a qualche altra ragazza del gruppo, ma non sembra questa un’abitudine locale. Qui sono abituati a ben altro. Peccato. LaNà ed il fratello si offrono di accompagnarci al nostro hotel. E’ molto buio dappertutto, le strade non sono illuminate e la luna, stanotte, non c’è. Inoltre le pozzanghere lasciate dal diluvio costituiscono un vero esercizio di equilibrio per non cascarci dentro. LaNà si mette al mio fianco esterno e A Khang al fianco di Jinlei, sembrano due carabinieri che scortano due detenuti. Parlano, parlano, ma le loro voci mi giungono sempre più confuse. Le bottiglie di birra hanno reso il mio cervello fumoso e le gambe piuttosto barcollanti.

 

Siamo arrivati all’ingresso della casa albergo. “ Sono piuttosto stanca “ dice LaNà con un filo di voce “ Mingtian jian, wan an “ mi sussurra. “ wan an “ rispondo.

La porta della nostra casa è aperta, non esistono serrature. Entriamo e ci buttiamo esausti sul grande letto. Per scrupolo, e per non offendere le usanze locali, ho voluto appendere un berretto con visiera fuori della porta. Non sarà il tipico cappello Mosuo, ma basta il gesto.

 

Il sole è già alto quando qualcuno bussa energicamente alla porta.

 

 

 

Sipping a cup of tea
...... the local is permeated by the peace of the people of oriental traditional . Tea is peace, serenity, calm and delight andshould be drunk so that he can free up outside all its intrinsic qualities. Drink a cup of tea is not just drinking. It is aceremonial act that moves the soul of the drink into the soul of man.
A soundtrack of an "erhu", the Chinese violin with one string, with its poignant and melodious sound, or "hulosi", a flutemade up of an empty shell of a zucchini, attached to a bamboo cane, in a slight shadow, is the ideal side to create peaceenvironment. Some tea leaves in the teapot. The water, warm but not hot, is poured onto the leaves so that some partcome out, bringing outside the scent of tea. Few minutes of waiting while the leaves open, slowly, releasing all theiraroma. The liquid that becomes slightly transparent amber, green. A hand pours the drink now ready from the cup ofethereal porcelain teapot. The smell spreads in 'air, the charm is being completed. A slight turn and the tea is ready to be tasted, lived, loved ... The aroma penetrates the body, the soul of those who love him. A small sip, a moment in the mouth to discover the most secret recesses and then ... .then down, making it a part of ourselves and feeling it as a living being, a being who lived thousands of years of culture and tradition.
A shudder runs through the body, a light hand caresses the heart. Tea transmits all its power, lively and deep, sweet andbitter, light and strong: an ancient civilization in a china cup.

 

 

 Capitolo 1

 

ARRIVO IN XIZANG

 

Tutto mi appare diverso da nove anni fa. L’aeroporto di Lhasa è nuovo, la gente sosta sulla pista, fotografando tutto quanto, senza problemi, senza che un soldato ti inviti brutalmente a consegnare la macchina - zona militare, no foto.

Nove anni fa i soldati ti squadravano da capo a piedi mentre tu aspettavi tre o quattro ore per avere un ulteriore timbro sul tuo visto. Ora non c’è più alcuna formalità e, dopo aver scattato anch’io la tradizionale fotografia, mi incammino verso l’uscita dove mi sta attendendo la guida e l’autista. Con me ci sono il mio inseparabile amico Wu LinFeng e sua moglie Qiu Zhifan. Appena ci vede, la nostra guida, Xiao Liu, un giovane cinese stabilitosi in Tibet da tre anni, ci viene incontro e ci mette al collo la tradizionale Khata, la sciarpa di seta bianca che simboleggia il benvenuto tibetano. Questo rituale, una volta, era riservato solo alle grandi personalità ed ai religiosi, ma sembra che oggi ognuno venga omaggiato con questo tradizionale antico dono.

Caricati i pochi bagagli su una nuova fiammante Toyota fuori strada, ci avviamo verso Lhasa, che dista dall’aeroporto un centinaio di chilometri.

Costeggiamo il fiume Tsang Po che, dopo l’uscita dal Tibet, entra in India, nell’Assam, e diventa Brahmaputra. E’ interessante ricordare che il Tibet ( in cinese Xizang ), insieme con il confinante Qinghai, è la Provincia madre dei grandi fiumi asiatici.

Più che un fiume ora lo Tsang Po sembra un lago. Agosto, con luglio, è la stagione delle piogge che, aggiunte allo scioglimento delle nevi, crea una enorme quantità di acqua che si riversa dalle pendici delle montagne nelle valli sottostanti, provocando, non di rado, pericolose piene e inondazioni. Il livello dell’acqua arriva al ciglio della strada, in qualche occasione anche inondandola.

Attraversiamo un ponte costruito circa 40 anni fa dai cinesi e passiamo dall’altra parte del fiume, rifacendo il percorso inverso alla direzione dell’aeroporto. La strada è ben asfaltata e pianeggiante. Siamo a 3.700 m. di altezza, ma l’impressione è di trovarci nella nostra pianura padana. Pioppi ed eucaliptus fiancheggiano i lati della strada. A tratti occhieggiano fiori coloratissimi simili a margherite giganti con un lungo stelo. Il traffico, altra novità rispetto a nove anni fa, è intensissimo. Una volta incontravi solo qualche camion scassato, oggi è un continuo flusso di fuoristrada giapponesi e auto tedesche.

 

Attraversiamo il paese di QunPu e ci avviciniamo a Lhasa, non senza prima aver fatto una sosta davanti ad un roccione su cui è stato dipinto un gigantesco Bhudda.

 

Cominciamo ad entrare nell’abitato di Lhasa. La strada è fiancheggiata da un lungo interminabile spazio occupato da caserme militari. In Xizang ci sono circa 300.000 militari, anche se in giro se ne vedono ben pochi. Perché ? In Cina il sistema di vita militare è alquanto diverso da quello a noi più familiare. Da noi, dopo il servizio giornaliero o nei giorni festivi, il militare può disporre liberamente del suo tempo libero e andare dove gli pare e piace. In Cina, invece, il militare resta sempre dentro la caserma e ne esce solo per ragioni di servizio o per permessi speciali. Naturalmente godono anche loro di licenze per ritornarsene a casa, ma queste devono essere sempre motivate da giuste ragioni.

 

Un lungo, diritto viale ci introduce in Lhasa. L' ampia strada è fiancheggiata dalle rituali piste ciclabili e da una doppia fila di alberi. Ai due lati una interminabile fila di negozi, tutti gestiti da cinesi. Qui la popolazione è ormai cinese al 35% ed essi maneggiano tutte le attività commerciali. Ai tibetani è lasciata la gestione di qualche ristorante tipico e la vendita di oggetti di artigianato in bancarelle lungo le strade. Considerando poi che le industrie sono praticamente inesistenti, i tibetani sono dediti essenzialmente all’agricoltura e alla pastorizia. In Lhasa ci sono solo due industrie per il cemento, mentre anche gli oggetti di “ artigianato “ locale, sembra siano fatti in Cina.

 

Arriviamo al Grand Hotel Tibet, dove siamo alloggiati. Questo è uno dei tanti hotels sorti negli ultimi anni che hanno decuplicato in un breve tempo la capacità ricettiva di Lhasa e del Tibet in generale. In città vi sono circa trenta Hotels di varie categorie che possono ospitare circa 4.000 turisti per volta. Non è un granchè, ma, nove anni fa, ve ne era solo un paio con una ricettività di circa 200 persone. Nulla da dire sulla camera. E’ spaziosa, ben tenuta e arredata in stile tibetano con una calda coperta sul letto. L’aria condizionata è accesa perché, in effetti, la temperatura esterna è attorno ai 23-24 gradi centigradi. La coperta sul letto è però indice di notti non altrettanto calde.

 

Capitolo 2.

 

LA GENTE DI LHASA

 

L’hotel ha un ampio cortile con una fontana nel mezzo e parcheggi sui lati. Numerose autovetture e fuoristrada sono parcheggiate intorno. La maggior parte sono Toyota e Nissan fuoristrtada, mentre tra le vetture spiccano alcune BMW, una Mercedes e numerose Volgswagen Santana, l’ automobile maggiormente venduta in Cina e prodotta a Shanghai.

La guardia al portone del cortile mi saluta mentre esco, mentre subito fuori un gruppo di ambulanti tibetani stanno già preparandosi al rituale assalto del turista. Non c’è scampo! Tra l’altro sono solo, per cui facilmente attaccabile.

Ci sto. Una donna che indossa vistosi accessori e che mette in mostra uno smagliante dente d’oro, mi prende per un braccio e, con fare imperioso, mi ordina … di guardare la sua mercanzia. Su un lenzuolo disteso sul marciapiede si ammucchiano collane, braccialetti, scatolette, amuleti, maschere, falsi coralli, falsi bronzi, falsi argenti e così via. Sono attratto dalle collane che sembrano falsi turchesi e ne chiedo il prezzo: “ Duo shao qian?” Il mio cinese fa buona impressione, perché mi attira le sue simpatie. “ Wu bai yuan “ è la risposta. Cinquecento yuan, 130 mila lire. Naturalmente lei ci prova. La collana mi piace, il prezzo, naturalmente no. “ Wu shi quai “ Cinquanta yuan, è la mia controfferta. Lei si scandalizza, quasi piange “ Wu mei you qian, wo you si ge haizimen “

Io non ho denaro, ho quattro figli…e avanti con una serie continua di frasi ininintelleggibili, finchè, con un sorriso, “ Si bai wo shi quai “ 450 yuan, chiede. “ Zhe ge hen hao “ questa è molto bella. Io sorrido, la guardo e con aria suadente continuo con il mio “ Wo shi quai “.Lei scende a 300, 250, 200 infine a 100. E’ ormai una questione di principio, così comincio a parlare del tempo, quanto è bella Lhasa, però anche l’Italia… “ Mingtian wo qi dao Xigatsè “ domani vado a Xigatsè e così via. Chiedo il prezzo di altri oggetti, le dico che la sua collana è molto bella e anche il suo anello. Lei mi chiede se ho bambini, quanto tempo starò in Tibet, se mi piace la carne di yak, quanto è distante l’Italia da Lhasa e quanto tempo ci vuole in aereo, la quotazione in borsa di Tiscali, il nuovo programma TV di Celentano…La conversazione va avanti finchè alcuni altri turisti si avvicinano. E’ ora di chiudere la trattativa, così tiro fuori 60 yuan e le dico “ liu shi quai, hao “ Giusto 60 yuan e le metto in mano le banconote. Lei sorride, dice “ pu yao, pu yao “ no, no, ma le prende, sorride e mi fa “ I love you, I love you tomorrow “ e la trattativa è conclusa. Nonostante l’evidenza della falsità delle pietre e degli argenti, ci si fa affascinare da questi oggetti, comunque gradevoli alla vista e caratteristici di queste alte terre. Non si può certo parlare di affare, perché, qualsiasi prezzo paghi, esso è sempre troppo alto. L'importo medio giusto da pagare non deve mai essere maggiore del 25% del prezzo richiesto, parola di commerciante.

 

Osservo i passanti. La maggior parte sono tibetani in quanto i cinesi sono generalmente impegnati nelle loro attività e nelle loro botteghe. Le donne vestono la caratteristica “ chuba “ , un pesante vestito con gonna lunga, fatto di tessuto generalmente nero, bassi stivali di feltro o pelle di yak, una camicetta molto colorata e una specie di giacca gilè anch’esso scuro. Generalmente sono a capo scoperto con i lunghi capelli neri raccolti in una grossa treccia. Alcune portano ornamenti sui capelli in turchese o corallo e numerose collane al collo. Gli uomini vestono tradizionali calzoni e giacca pesante, abbastanza sporchi da far confondere il colore scuro della pelle con le eventuali macchie di sporcizia. Alcuni portano un cappello di feltro a larghe tese, altri sono coperti da cuffie di lana o a capo scoperto. La maggior parte di essi ruotano il cosiddetto mulino delle preghiere, un arnese con un manico di legno ed una ruota sulla sommità che viene tenuto in mano e fatto continuamente ruotare. All’interno vi sono dei foglietti con scritti alcuni mantra. La rotazione del cilindro fa in modo che le parole scritte all’interno raggiungano il Bhudda.

 

Il buddismo praticato in Tibet è alquanto diverso dal Buddismo tradizionale che noi conosciamo. Non è qui la sede per trattare di questo argomento, ma è opportuno evidenziare almeno alcuni aspetti che aiutino a capire l’ambiente in cui siamo. Qui è praticato il Buddismo Mahaiana nella versione Lamaista. Il Capo spirituale della religione tibetana è il Dalai Lama, che, nella lingua locale, significa Oceano di Saggezza, ed è giunto alla 14^ reincarnazione. Affiancato al Dalai Lama, nella scala gerarchica al secondo posto, vi è il Panchen Lama, 11^ reincarnazione e tuttora presente nella sede di Pechino. L’attuale Dalai Lama, Tientsin Giatso, come tutti sanno, è in esilio in India, a Dharamsala. I Dalai Lama si reincarnano alla loro morte nel nuovo Dalai Lama che viene riconosciuto in un nuovo essere vivente, attraverso particolari segni e divinazioni. Altri Lama, ormai raggiunto il loro stato di divinità, si reincarnano alla loro morte. Queste reincarnazioni sono equiparabili ai nostri Santi e ritornano sulla terra per essere d’aiuto all’Umanità.

Naturalmente, secondo i canoni del buddhismo, tutti gli esseri viventi muoiono per reincarnarsi in altri esseri, secondo il ciclo dell’esistenza, ma ed essi non spetta ancora il titolo di Santi reincarnati se non al termine dei vari cicli di esistenze e di meriti acquisiti.

 

La mia giornata si sta concludendo e non mi resta altro che una cenetta alla cinese ed un ritorno alla mia camera per il sonno ristoratore. Si è parlato tanto di problemi di altitudine. Lhasa è ad oltre 3.700 m. di altezza, ma io non avverto alcun disturbo. Il consiglio degli esperti è di stare a letto il primo giorno, bere tanta acqua e non guardare la televisione. Io ho fatto l’esatto contrario e mi sento benissimo.

 

Capitolo 3.

 

FESTIVAL DI SHOTON

 

La sveglia alle cinque è preceduta da almeno tre o quattro sveglie che trillano contemporaneamente nelle camere vicine e dal vociare di chi ormai è sveglio.

 

L’avvenimento a cui tutti ci apprestiamo a presenziare è l’esposizione del grande Tanka nel Monastero di Drepung, che segna l’inizio del Festival Shoton, una delle più grandi Feste del Lamaismo.

Esiste una tradizione per cui, nel giorno dell’esposizione del Tanka, il tempo sia clemente nonostante il periodo monsonico delle piogge. E vedremo come la tradizione verrà rispettata anche questa volta. Nel cortile dell’albergo il nostro fuoristrada ci sta aspettando nel buio più totale. In qualche minuto siamo già fuori Lhasa e la strada sta diventando sempre più stretta e piena di buche. Nonostante l’ora, sono già numerose le persone che si stanno recando al Monastero. Alcuni sono ancora accampati ai lati della strada, altri sono indaffarati a preparare salsicciotti e pezzi di carne arrostita da vendere ai pellegrini. Verso le sei arriviamo all’ingresso del Monastero . E’ ancora completamente buio e fa anche freddo. Attraverso una porticina entriamo nell’area del Monastero.

 

Drepung è il più grande Monastero del Tibet, al pari o forse più dell’ormai quasi abbandonato e più famoso Sera. Qui si entra in un vero e proprio villaggio scuola. Vi sono le case dei monaci, le aule di studio, l’ospedale, i refettori e, naturalmente il grande tempio. Attualmente i monaci di Drepung sono circa 300, ma, prima della rivoluzione culturale, erano circa 8000.

 

Imbocchiamo una stradicciola in salita, lastricata con sassi levigati e, a tratti, gradini in selce. L’oscurità è ancora profonda, ma i nostri occhi cominciano ad abituarsi e si riesce ad intravedere almeno dove metto i piedi. A tratti, una lampada a muro rompe l’oscurità con grave disturbo però ai nostri occhi che devono continuamente ad adattarsi alle nuove condizioni di luce. Evito per miracolo un piccolo pozzo che si apre al lato destro della stradina. La salita è costante, ma risulta comunque abbastanza agevole. I 3800 m. di altezza non si sentono per nulla. Passo dopo passo, arriviamo ad una piazzetta. Una decina di persone sono già sul posto e stanno parlando animatamente con un monaco. Sembra che il sentiero che da qui partiva per raggiungere il versante della montagna dove verrà effettuata la cerimonia, ora non esista più. Uno smottamento del terreno lo ha cancellato e non ci resta altro che ritornare al punto di partenza ed utilizzare un’altra via ! Il monaco ci sorride e ci invita gentilmente, ma con fermezza, a ritornarcene sui nostri passi. Ridiscendo, accompagnando ogni passo con una litania di ingiurie verso il tempo inclemente, perché, intanto, è cominciato, o ricominciato, a piovere e a tirare un vento impetuoso.

Fa freddo e il giaccone impermeabile non basta più. Sono di nuovo al punto di partenza dove, intanto, sono arrivati numerosi giapponesi con torcia montata su un cappello che tutti portano ben calcato in testa. Oltre alla torcia elettrica, hanno tutti un ombrello, stesso colore, stessa scritta. Organizzazione giapponese. La loro guida sbraita issando una bandiera di riconoscimento. Saranno circa un centinaio ! In fila indiana, pardon, giapponese, hanno già affrontato il sentiero che li porterà al luogo destinato. Ci accodiamo, sicuri di non sbagliare questa volta. Ben presto però mi accorgo che ci siamo già persi. Il sentiero è diventato cento sentieri. Si sta scalando il versante della montagna in modo casuale, avendo comunque già in vista il punto d'arrivo. Il nostro accompagnatore aveva però rimediato una pila che ora ci è immensamente utile, visto che i giapponesi si sono dileguati e noi siamo rimasti soli a proseguire tra rocce, erba e …piante spinose. Siamo arrivati su un costone con un pericoloso precipizio giusto al nostro fianco. Si procede a tentoni, tastando il terreno passo per passo… Il cammino non è certo agevole e richiede anche un notevole sforzo per mantenere l’equilibrio e per superare pendenze considerevoli. Comunque, se Dio, anzi, se Buddha vuole, arriviamo in un punto strategico, in buona posizione per vedere la cerimonia e, in più, un grosso masso su cui sederci Tutto intorno, intanto, è un brulichio di lucette. Il buio è ancora profondo, ma la presenza di tutta questa gente che, pur se non si vede, si avverte, mi conforta e mi rassicura. Qualche fuoco acceso con ramoscelli ed erbe profumate spande tutt’intorno un profumo simile a quello del rosmarino mentre leggere colonne di fumo si innalzano verso il cielo. E’ un altro modo di pregare, di mandare verso il cielo un qualcosa di umano, come le bandiere di preghiera, i mucchi di sassi e così via, alla maniera del Buddhismo di queste Terre.

 

Ad est comincia ad albeggiare ed a schiarire, mentre le grosse nuvole che oscuravano il cielo cominciano ad aprirsi. L’oscurità si è ormai diradata e si intravedono le sagome dei numerosi fedeli che si sono dati convegno sulle pendici di Drepung. Siamo ormai vicini alle ore 8, ora di inizio della cerimonia. Sinceramente cominciavo a stancarmi del freddo, oscurità, umidità e della noia.

 

 

Ad un tratto un lungo suono di corno seguito da altri scoppiettanti suoni e rulli di tamburi rompono il cicaleccio della gente. Ad un centinaio di metri da noi comincia a snodarsi una processione di monaci cantalenanti che lentamente sale verso una specie di palco innalzato in fronte alla montagna. Sono i monaci del monastero che accompagnano il Lama di Drepung al suo luogo di presenza alla cerimonia. I mantelli ocra marrone ricoprono le spalle di questi monaci che portano tutti il caratteristico copricapo giallo. Come in quasi tutti i monasteri, anche qui il governo è in mano alla setta Gelug-pa, o setta gialla, instauratasi come setta guida dai tempi di Gengis Khan, Dinastia Yuan, imperatore della Cina del 13° secolo. A quei tempi esistevano numerose sette di monaci buddhisti, che lottavano tra di loro per la prevalenza sulle altre. Essenzialmente due erano le più agguerrite, la setta Kharma-pa, setta rossa, e appunto la Gelug-pa. Atlan Khan, figlio di Gengis Khan, fervente buddhista, venne in Tibet e, appoggiando la setta gialla, diede a quest’ultima la prevalenza che si mantiene tutt’ora.

 

In pochi minuti il cielo si è rischiarato ed il sole fa capolino attraverso le ormai sempre più rarefatte nuvole. Una parte di montagna è già rischiarata dal sole, mentre le musiche dei corni sono sempre più forti, mescolandosi alle voci della folla, che ora è diventata tale. La norma per cui, in questo giorno, il sole è sempre presente è rispettata.

 

Adesso si può vedere chiaramente dove e come verrà esposto il gigantesco Thanka. Lo si po’ chiamare veramente gigantesco perché le sue dimensioni saranno all’incirca 80 metri per 60.Sulla sua sommità è stata costruita una impalcatura su cui hanno preso posto un centinaio di giovani monaci. Un potente e prolungato nuovo suono di corno dà il via alla cerimonia. Tutt’insieme i monaci cominciano a tendere numerose funi alle cui estremità è attaccato il Thanka. I monaci si incitano a vicenda con lunghe e potenti urla, le corde si tendono e dalla base comincia a salire il grandioso dipinto. Il peso deve essere enorme, perché lo sforzo di tutti questi monaci è appena sufficiente per farlo salire di pochi metri. Mentre sale i numerosissimi fedeli che si avvicinano al Thanka il più possibile, lanciano verso di esso le loro bianche khata, cosicchè il dipinto sembra ora tutto cosparso di fiori bianchi.

È trascorsa una mezz’ora ed infine il Thanka è tutto ben disteso ed esposto all’ammirazione della gente ed alla venerazione dei fedeli. La visione è spettacolare. Il Thanka è tutto colorato, con una grande immagine gialla di Buddha nel centro ed alcune immagini cromatiche ai quattro angoli. Il versante della montagna è avvolto in una leggera nebbiolina azzurrognola, causata dai fuochi votivi accesi dai fedeli. Tutto intorno si levano alti canti di venerazione ed i suoni sempre più potenti dei corni e dei tamburi dei monaci.

Ora la marea di gente accumulatasi si avvia verso la base del Thanka, avvicinandosi alla tenda dei Lama del monastero. Qui un gruppetto di monaci, seduti, ricevono le offerte e le preghiere dei fedeli, accarezzando loro la testa e ricambiando con parole di fede e benedizioni. Con fatica riesco ad avvicinarmi giusto per vedere quanto succede. Il baldacchino dei Lama è fronteggiato da un palco su cui altri monaci ricevono le khata di preghiera dal popolo e le offrono a Buddha, depositandole su una statua del Dio. La confusione è enorme, la gente non guarda dove va e chi spintona. L’importante è raggiungere i Lama per la benedizione. Numerosi tibetani mi guardano, sorridono e si congratulano, credo, per il nostro sentimento di fede. Un uomo sulla cinquantina, o no?, con una largo cappello di feltro ed una pelle di montone sulle spalle, mi si avvicina e intavola un lungo discorso accompagnato da larghi gesti e ampi sorrisi che mettono in mostra una fila di denti brunastri con larghi spazi vuoti. Riesco a capire, o immaginare, che vorrebbe accompagnarmi in qualche posto per vedere un qualche cosa di un certo interesse. Declino l’invito, ma l’uomo insiste per, almeno, riaccompagnarmi sulla via del ritorno. Mi aiuta a superare alcuni massi, mi indica i passaggi migliori, il tutto con il suo eterno sorriso stampato in faccia. Tutto intorno accampate, vi sono migliaia di persone che intendono trascorrere la giornata sulla montagna, di fronte al Thanka che resterà esposto per tre giorni. Donne con i pesanti giacconi colorati di blu, verde, giallo e rosso. Lunghe trecce nere accolgono i capelli lucidi di grasso. Le facce sono color marrone, con la pelle incartapecorita dal sole dei 4000 metri. Gli uomini vestono pantaloni di panno con la classica pelle di montone sulle spalle o, ora che fa un po’ più caldo, deposta a terra per sedersi sopra. Ognuno ha cibo, alcool e tè da consumare durante il giorno. La montagna è diventata un enorme parco per picnic. La confusione è enorme ed aumenta sempre più, perché dal basso stanno salendo fiumane di persone. Evidentemente non tutti hanno voluto affrontare la levataccia di cui sono stato protagonista, nonostante la proclamata fede in Buddha. Numerosi monaci si sono mischiati alle persone comuni, evidentemente venuti da altri monasteri.

Il mio amico tibetano ha compiuto la sua missione ed abbiamo raggiunto il fuoristrada che ci attende sul piazzale di fronte alle mura del monastero. Ci salutiamo calorosamente, il suo sorriso è ancora più ampio e luminoso. Ampie pacche sulle spalle confermano una amicizia eterna. Scambia anche alcune frasi con il nostro autista che ricambia l’entusiasmo con altrettanti sorrisi. E’ un giorno di festa per tutti. Ora, a bordo per continuare la giornata di fede. La prossima metà è il famoso monastero di Sera.

 

La delusione è profonda nel constatare, al nostro arrivo, che il monastero è deserto. Evidentemente anche i pochi monaci che lo abitano si sono recati a Drepung per la festa. Riteniamo inutile addentrarci, anche perché le porte dei templi e degli edifici sono chiuse. Un rapido sguardo nei cortili deserti e la decisione di recarci in qualche altro posto. Scartiamo l’idea di altri monasteri vicini, considerato che quasi certamente la situazione potrà essere la stessa e decidiamo di ritornare a Lhasa, meta il Norbulingka.

 

Norbulingka è il nome della residenza estiva dei Dalai Lama.

 

 

28.

 

Le notizie la riempivano di tanta euforia che, per qualche istante, Yan ne fu stordita. Il suo radicato self-control comincio’ a lavorare immediatamente. Sembrava che non vi era alcun posto per poter nascondere le sue emozioni, a parte le spalle di una ragazza in fronte a lei, una ufficiale studente, che sembrava affranta. Infilo’ rapidamente la testa tra le sue spalle e come spesso succede in Cina, un po’ di scena ando’ bene. Singhiozzando con tutto il cuore, lei la abbraccio’ e Yan la strinse in un abbraccio come se fosse disperata per il gran dolore.

Nei giorni dopo la morte di Mao, a Yan vennero in mente molti pensieri. Sapeva che era considerato come un filosofo e stava cercando di capire di quale filosofia si trattasse. Le sembrava che il principio principale del suo pensiero fosse il bisogno, o il desiderio, di un conflitto perpetuo. Il centro del suo pensiero sembrava consistere nelle tribolazioni umane e nel creare i “ nemici di classe “ . Yan dubitava che vi fossero stati altri filosofi le cui teorie avessero portato all’uomo tante sofferenze e tante morti. Stava pensando a tutto il terrore ed alla miseria a cui la popolazione cinese era stata sottoposta. Per che cosa?

Ma le teorie di Mao poteva essere appunto una estensione della sua personalita’. Sembrava che lui fosse stato veramente un instancabile combattente per natura, ed anche ottimo in questo. Egli sapeva quali erano i peggiori istinti del genere umano, come invidia e vendetta, e sapeva anche come usarli per i suoi fini. Mao opero’ per mettere gli uni contro gli altri. Nel fare cio’ egli uso’ semplici ed ignoranti cinesi per portare avanti molte riforme che in una normale dittatura venivano fatte da professionisti elitari. Mao fece in modo di trasformare il popolo in armi micidiali della sua dittatura. Questo fu il motivo per cui in Cina non vi fu un equivalente del KGB in Russia. Non ve ne era bisogno. Tirando fuori e nutrendo il peggio del popolo, aveva distrutto la morale e creato una terra di odio. Ma non e’ possibile conoscere quanta fu la sua responsabilita’ e quanta fu quella del popolo.

Un’altra impronta del Maoismo fu il regno dell’ignoranza. Secondo i suoi calcoli, la classe culturale era un facile bersaglio per il popolo che era in gran parte nella grande ignoranza. Egli aveva un grande risentimento verso la classe istruita, dovuto al fatto che lui non ebbe una grande educazione,. Era un megalomane e odiava le grandi figure del passato che non capiva , come non capiva nulla di arte, musica ed architettura. Mao distrusse molte delle eredita’ culturali, retaggi della grande storia cinese. Egli non lascio’ dietro di se’ solo una nazione brutalizzata, ma anche una terra desolata e pochi restio della gloria passata.

I cinesi sembrava stessero compiangendo la morte di Mao di cuore, ma quante delle loro lacrime erano genuine? La gente stava reagendo non gia’ secondo il loro cuore, ma sembrava che stessero agendo come per un programma prestabilito. Ancora lo stato d’animo della gente era inequivocabilmente contro la continuita’ della politica di Mao. Meno di un mese dopo la morte di Mao, la moglie Chang qing fu arrestata insieme agli altri membri della Banda dei Quattro. Essi non avevano supporto da nessuno, non dalla polizia, non dall’esercito e nemmeno dalle loro stesse guardie. Essi avevano avuto soltanto Mao. La Banda dei Quattro fu realmente una Banda dei Cinque.

Veramente, quando si seppe come fu facile rimuovere ed arrestare i Quattro, ci si domando’ come fu possibile che un manipolo di simili tiranni di seconda classe avesse potuto devastare un popolo di 900 milioni di persone per cosi’ lungo tempo. Comunque il sentimento principale di Yan fu di gioia. Gli ultimi tiranni della Rivoluzione Culturale erano finalmente andati. La sua estasi era largamente condivisa. Come un po’ tutti i suoi concittadini era uscito per andare a comprare liquori per festeggiare e per trovare che tutti i negozi erano stati completamente svuotati dalla gioia comune di festeggiare.

Vi furono celebrazioni ufficiali e gli stessi caroselli come durante la Rivoluzione culturale, e questo fece infuriare molto Yan. Era particolarmente arrabbiata perche’ gli stessi ufficiali studenti ed i supervisori politici erano gli stessi che adesso dirigevano i festeggiamenti, con imperturbabile senso di potere.

La nuova leadership era quella scelta dal successore designato di Mao, Hua Guofen, la cui sua principale qualifica era la mediocrita’. Uno dei suoi primi atti fu l’annuncio ella costruzione di un grande mausoleo dedicato a Mao nella piazza Tienanmen. Yan ne fu disgustata: centinaia di migliaia di famiglie erano ancora senza casa dopo il tremendo terremoto di Tangshan, e vivevano temporaneamente in capanne miserabili.

 

La madre di Yan, con la sua esperienza, aveva gia’ capito che stava nascendo una nuova era. Subito il giorno dopo la morte di Mao, era stata riassunta al suo vecchio posto di lavoro, dopo un’assenza di cinque anni. Ora aveva bisogno di rimettere in movimento le sue energie. Le fu dato il posto di settimo dirigente nel suo dipartimento, lo stesso in cui fu il direttore prima della Rivoluzione culturale, ma lei non se ne curo’. A Yan, nella sua impazienza, sembrava invece che le cose andassero sempre nello stesso modo. Nel gennaio 1977 Yan fini’ il suo corso all’universita’. Non vi furono ne’ esami ne’ voti. Sebbene Mao e la Banda dei Quattro fossero ormai passati, le cose andavano come prima. La regola che dopo lo studio si doveva ritornare dove si era prima, fui rimandata alla fabbrica. L’idea che una educazione universitaria potesse rappresentare una differenza con un lavoratore era da condannare come “ aristocratica “.

Yan era disperata. L’essere rimandata in fabbrica significava perdere tutto quanto guadagnato con anni di studio. Si rivolse ancora a sua madre che le suggeri’ una soluzione: Fare in modo che la fabbrica si rifiutasse di assumerla. In fabbrica Yan aveva ancora molti amici che persuasero il direttore ad inviare una comunicazione all’ Ufficio per l’Industria Leggera con cui segnalava che Yan, pur essendo un’ottima lavoratrice, sarebbe stata piu’ utile alla Nazione in un altro incarico con cui potesse usare la lingua inglese imparata all’universita’.

Dopo questa lettera la madre di Yan la mando’ a parlare con un certo mr. Hui, il capo dell’Ufficio, di cui lei era stata un collega di lavoro nei tempi passati. Quando Yan era ancora giovanetta questo Hui aveva avuto una certa tenerezza nei suoi confronti e la madre sapeva che ancora adesso ne era affascinato. Il giorno dopo Yan si reco’ a visitarlo e subito fu indetto un meeting dei capi per decidere cosa fare. Questi meeting consistevano nella riunione di una ventina di direttori che si trovavano per discutere di qualsiasi cosa. Mr. Hui si diede da fare per convincere tutti e venti della bonta’ della decisione ed infine decisero di scrivere una lettera alla sua universita’. Nonostante non ne fossero convinti i superiori di Yan necessitavano di insegnanti ed infine accettarono di darle un impiego come assistente di Inglese all’universita’ di Shanghai. Veramente il fatto non le piaceva molto in quanto doveva vivere nel campus universitario, sotto gli occhi dei suoi supervisori politici e dei colleghi invidiosi ed ambiziosi. Peggio, in breve si rese conto che il lavoro assegnatole non aveva nulla a che fare con la sua professione per piu’ di un anno. Infatti, una settimana appena dopo, fu inviata in campagna, come parte del suo programma di “ rieducazione “.

Lavorava nei campi e la sera doveva prendere parte alle noiose sedute di istruzione politica. Stanca, insoddisfatta e con la pressione che le stava addosso per non avere ancora un fidanzato alla tarda eta’ di 25 anni, fu spinta ad avere un’infatuazione per due uomini. Uno di loro non l’aveva mai incontrato, ma le scriveva delle bellissime lettere. Non appena lo vide, l’innamoramento fini’. L’altro, Wang, era stato un capo dei ribelli. Egli era un prodotto dei tempi: brillante e senza scrupoli. : brillante e senza scrupoli. Yan fu colpita dal suo fascino.

Wang fu arrestato nell’estate del 1977 quando si inizio’ una ricerca dei seguaci della Banda dei Quattro. Questi erano considerati come “ capi dei Ribelli “ . La campagna si spense dopo qualche mese. La ragione principale era che Mao non fu del tutto ripudiato, cosi’ come la Rivoluzione culturale. Chiunque aveva fatto del male diceva che tutto era stato fatto per lealta’ verso Mao. Del resto non era chiaro che cosa si intendesse per male, a meno che non si fosse trattato di uccisioni e atti di grande brutalita’. Cosi’ non furono perseguiti coloro che avevano distrutto proprieta’, beni culturali e libri. I piu’ grandi orrori della Rivoluzione culturali – la brutale repressione che aveva distrutto le menti di milioni di persone, portandole anche al suicidio ed alla morte, furono considerati come atti necessari e portati avanti dal popolo come collettivita’. Del resto, un po’ tutti, anche i bambini, avevano partecipato a sessioni di brutale denuncia. Molti avevano dato una mano nel picchiare le vittime e molti che furono vittime divennero poi persecutori loro stessi. Inoltre non vi era ub sistema legale per investigare e giudicare. Funzionari di partito decidevano chi fosse da incriminare e chi no e quasi sempre prevalevano i sentimenti personali. Qualche Ribelle fu giustamente punito, qualcun altro solo sommariamente, altri ancora non subirono alcuna punizione.

Una tra le principali famiglie di persecutori, i Ting, fu arrestata agli inizi del 1970, ma non ebbe mai un giudizio poiche’ il Partito non aveva emesso alcun avviso di reato. La sola cosa che dovettero fare era di partecipare a sedute non violente, dove coloro che avevano subito ingiustizie, potevano “ insultarli “. La madre di Yan pote’ partecipare ad una di queste sedute e denunciare come questa coppia avesse perseguitato il marito. I Ting rimasero in prigione senza processo fino al 1982, quando poi il signor Ting venne condannato a venti anni di carcere e la signora Ting a soli sette anni.

Wang, per cui Yan aveva perso il sonno, fu presto liberato. Ma le amare emozioni di quei giorni, avevano ucciso i suoi sentimenti verso di lui. Sebbene non aveva mai saputo di preciso cosa avesse fatto, di certo la sua appartenenza alla massa delle Guardie Rosse lo avevano reso sicuramente colpevole di alcuni misfatti. Yan non poteva odiarlo, ma anche non era dispiaciuta che dovesse pagare quanto aveva fatto. Quando sarebbe venuto quel giorno ? Sarebbe stata fatta giustizia? Quelli che furono i persecutori abitavano oggi sotto lo stesso tetto delle loro vittime. Tutto intorno coloro che avevano combattuto sanguinose guerre uno contro l’altro vivevano fianco a fianco. I capitalisti erano obbligati a lavorare insieme ai Ribelli che li avevano prima denunciati e torturati. Il Paese era ancora in uno stato di profonda tensione. Quando, e se, si sarebbero dimenticati gli incubi portati da Mao?

Nel luglio 1977, Deng Xiaoping fu riabilitato e riportato nel governo di Hua Guofeng. Ogni discorso di Deng era una ventata di aria fresca. Le campagne politiche dovevano finire, come anche gli studi politici e le tasse esorbitanti. Le idee politiche dovevano essere basate sulla realta’ e non sui “dogmi”. E, molto importante, non si dovevano piu’ seguire le parole di Mao alla lettera. Deng stava cambiando il corso della Cina. Da quel momento Yan doveva soffrire per capire se un nuovo futuro poteva arrivare per la Cina.

Nel nuovo spirito dei voleri di Deng, anche la vita di Yan stava cambiando e fini’ anche il suo isolamento nella campagna di lavoro un mese prima dell’anno stabilito. Questa piccola variante diede nuove speranze a Yan. Quando ritorno’

A Shanghai si erano ripresi gli esami per l’ammissione all’universita’, quelli che erano stati aboliti sin dal 1966. Deng aveva stabilito che all’universita’ si poteva entrare solamente attraverso esami ufficiali e non per la porta di servizio. Alcune riforme dovettero essere dilazionate per permettere alla popolazione di abituarsi ai nuovi sistemi. Yan fu inviata nelle citta’ vicine per intervistare e trovare collaboratori per il suo dipartimento. Viaggio’ parecchio apprezzando ora il uovo modo di vivere, di poster viaggiare liberamente a proprio volere: che ita meravigliosa !

Qualche anno prima una suo amico le aveva raccontato una storia. Egli era arrivato nella Madrepatria da Hong Kong nel 1964, ma non gli era piu’ stato permesso di ritornare a casa fino al 1973, quando, in seguito alla visita di Nixon, vi fu una piccola apertura. Durante la sua prima notte a Hong Kong, udi’ sua nipote parlare al telefono per programmare una visita di una settimana a Tokyo. La sua storiella ha lasciato un senso di stordimento nella mente di Yan. Questa liberta’ per poter girare il mondo a piacere aveva sempre tormentato Yan. Poiche’ per lei questo era impossibile, il suo desiderio di andare all’estero cresceva sempre di piu’. Vi era stata la possibilita’ per gli studenti di recarsi all’estero anche prima, ma i fortunati erano scelti tra i membri del Partito che dovevano avere particolari requisiti. Per lei non vi era alcuna possibilita’, non essendo un membro del Partito ed inoltre non avendone gli specifici requisiti. Ora pero’ cominciava a nascere la possibilita’ di poterci andare e Yan doveva farsi forza per non lasciare crescere questo desiderio ardente, comunque quasi impossibile da realizzare.

Quando Yan ritorno’ dal suo viaggio, udi’ che il suo dipartimento stava cercando una giovane insegnante da mandare all’Ovest. Fu la professoressa Lu che le diede questa devastante notizia. Ella era ormai sulla settantina e camminava con difficolta’ con un bastone, ma era comunque impetuosa nelle sue azioni. Parlava un inglese molto rapido e conciso, come se dovesse dire ogni cosa in pochissimi minuti. Aveva vissuto negli Stati Uniti per circa trenta anni. Suo padre, che era un alto ufficiale del Kuomintang, aveva voluto darle una cultura occidentale e l’aveva mandata in America a studiare. Qui aveva conosciuto e si era innamorata di uno studente americano di nome Edward. Quando avevano deciso di sposarsi e ne parlarono con la madre di Edward, ella le disse: “ Cara, tu mi piaci molto, ma che faccia avranno i vostri figli ? ..”

Lu era molto orgogliosa e non accetto’ di far parte di una famiglia che l’avrebbe accolta con riluttanza. All’ inizio del 1950, dopo che il comunismo aveva preso il potere , Lei ritorno’ in Cina, pensando che, con il Comunismo, la dignita’ della Cina sarebbe stata restaurata. Non aveva mai dimenticato Edward, e si sposo’ molto tardi con un professore di inglese che non avrebbe mai amato e con il quale litigava continuamente. Durante la Rivoluzione culturale, furono scacciati dalla loro casa e mandati a vivere in una piccola stanza di circa tre metri per due e mezzo, piena di vecchie carte e libri polverosi. Fu molto triste vedere questa coppia con i capelli bianchi, incapace di sopportarsi l’un l’altro, l’uno seduto sulla sola sedia e l’altra sul bordo del letto.

La professoressa Lu mi prese molto in simpatia. Diceva che vedeva in me se’ stessa 50 anni prima quando lavorava indefessamente per acquisire la felicita’ dalla vita. Lei aveva fallito ma voleva che io riuscissi ad ottenere cio’ che a lei fu negato. Quando seppe che si doveva scegliere una persona da mandare in America, lei fu molto eccitata ma anche delusa perche’ io non ero presente per poter ottenere questa opportunita’ che ando’ invece a miss Yi, che era un anno avanti a me e che ora era anche funzionaria del partito. Lei ed un’altra giovane insegnante laureata dopo l’avvento della Rivoluzione culturale furono messe in uno speciale sistema di training per perfezionarle meglio in inglese mentre io ero nelle campagne. La professoressa Lu fu una dei loro tutori; ella insegno’ avvalendosi in parte di articoli in inglese procurati da amici in Pechino e Shanghai che rano molto piu’ aperte agli stranieri che il Sichuan, ancora chiuso. Quando ritornai dalla campagna io presi parte alle loro lezioni.

Un giorno il testo parlava dell’energia atomica in uso nelle industrie degli Stati Uniti. Dopo che la professoressa Lu aveva spiegato il significato dell’articolo, miss Yi si alzo’ indignata, gridando : “ Questo articolo deve essere letto in modo critico ! Come possono gli imperialisti americani usare l’energia atomica in modo pacifico? “ Io fui molto irritata per il modo di propaganda pappagallesca di Yi e risposi impulsivamente:” Ma come puoi sapere che loro non possono?” Miss Yi ed il resto della classe mi guardarono sbalorditi. Per loro una affermazione come la mia era inconcepibile e blasfema. Poi vidi un lampo negli occhi della professoressa Lu ed un sorriso di apprezzamento che solo io potei vedere e ne fui fortificata.

La professoressa Lu ed alcuni suoi colleghi volevano che io andassi in America e non miss Yi, ma sebbene il nuovo corso stava incominciando, nessuno ebbe niente da dire. Se qualcuno poteva aiutarmi, questi era mia madre. Seguendo il suo consiglio, andai a trovare qualche collega di mio padre, che erano incaricati della universita’ e dissi loro che avevo un reclamo: Poiche’ il compagno Deng Xiao Ping aveva detto che all’universita’ si doveva entrare per merito, si sarebbe dovuto seguire la stessa procedura anche per gli studi oltreoceano. Li pregai quindi di mettermi in competizione e quindi istiture un esame.

Mentre io e mia madre stavamo studiando la situazione, da Pechino venne un ordine per cui tutti gli studenti che potevano andare all’estero a studiare, dovevano essere sottomessi ad esame statale. Questi esami dovevano essere tenuti a Pechino, a Shanghai e a Xian, dove sarebbero poi stati scoperti i famosi guerrieri di terracotta. Il mio dipartimento doveva mandare tre candidate a Xian. Ritiro’ la candidatura di miss Yi e scelse due insegnati di circa 40 anni che avevano insegnato sin da prima della Rivoluzione Culturale. Per la terza candidata si doveva scegliere tra due dozzine di candidate giovani, ch si erano laureata durante e dopo la Rivoluzione Culturale, attraverso un esame scritto ed orale da tenersi il 18 marzo.

Io ebbi la massima votazione sia in scritto che in orale, anche se avevo vinto l’esame orale in modo un po’ irregolare. Dovevamo entrare una per volta in una stanza dove vi erano come esaminatori la professoressa Lu ed un altro vecchio insegnante. Sul tavolo di fronte a loro vi erano alcune palline di carta. Noi dovevamo prenderne una e rispondere alla domanda in inglese. La mia domanda era: Quale e’ il punto principale nel recente comunicato della Seconda Seduta Plenaria dell’Undicesimo Congresso del Partito Comunista Cinese? Naturalmente io non ne avevo alcuna minima idea e restai stupefatta. La professoressa Lu mi guardo’ in faccia poi prese il pezzetto di carta e lo arrotolo’, guardo’ il collega che era mezzo addormentato e si mise il foglietto in tasca e mi fece segno di prenderne un altro. L’altra domanda era: “ di’ qualcosa riguardo la gloriosa situazione della nostra madre patria socialista.”

Anni di esaltazione della gloriosa situazione della nostra madre patria mi aveva sempre molto annoiato, ma questa volta mi esalto’ perche’ avevo molto da dire. Avevo appena scritto un poema sulla primavera del 1978. Il braccio destro di Deng Xiaoping , Hu Yaobang, era diventato capo dipartimentale del Partito ed aveva appena iniziato a ripulire la Nazione dalla classe nemica . Il Paese stava facendo crollare il Maoismo. L’industria era al massimo boom e nei negozi vi era ogni genere di merce. Scuole, ospedali ed i pubblici servizi stavano funzionando perfettamente. Libri che erano stati banditi potevano essere ancora pubblicati. Addirittura vi erano persone che sostavano anche per due giorni per poter avere quei libri. Finalmente nelle strade e nelle case la gente rideva.

Mi preparai freneticamente per l’esame finale. Molti professori si offrirono di aiutarmi, La professoressa Lu mi diede una lista di libri in inglese da leggere, ma poi decisi che non avevo tempo per leggerli tutti. Cosi’ lei prese una macchina da scrivere ed in due settimane mi fece un lungo sommario di quanto vi era nei libri. Questo, mi disse, fu il modo con cui, 50 anni prima, Edward aiuto’ lei a superare gli esami mentre lei preferire andare a ballare.

Io e le due insegnanti, accompagnate dal segretario del Partito locale, prendemmo il treno per Xian. Il viaggio duro’ un giorno ed una notte. La maggior parte del viaggio la passai sdraiata sul mio letto duro a studiare la montagna di appunti della professoressa LU. Nessuno sapeva quanti studenti dovevano essere mandati all’ovest, in quanto molte notizie in Cina erano segrete, ma quando arrivai a Xian seppi che vi erano venti-ventidue candidati provenienti da quattro Provincie occidentali diverse. Il testo dell’esame era giunto il giorno prima da Pechino in una busta sigillata. Vi erano tre parti per l’esame scritto che occupavano la mattina. Una parte fu un capitolo di Roots che dovevamo tradurre in Cinese. Alla fine della mattinata, i nostri fogli furono raccolti, messi in buste sigillate e mandate a Pechino, per essere messe insieme a quelle raccolte a Shanghai. Il pomeriggio fu dedicato agli orali.

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 Camminando come in un sogno, lei si avvicinò, passando attraverso i salici della riva del fiume. Al suo passaggio meravigliosi uccelli colorati si levarono in volo, lanciando voci stridule verso il cielo, disturbati nella loro quiete pomeridiana. La sua ombra si proiettò nella veranda. La sua veste profumava di fiori, i suoi gioielli di giada scintillavano e tintinnavano,urtandosi, ed emanando una melodia di campane argentine.

Il suo sorriso, un pesco in fiore, i suoi capelli di un nero blu intenso, scendevano sulle spalle aggraziate come una cascata d’inchiostro. Le sue labbra erano ciliegie che emanavano un dolce profumo.

Le curve del suo corpo sinuoso erano come neve smossa dal vento di alta montagna. Una collana di perle e smeraldi decoravano la sua ampia fronte.

Il suo abito splendeva di ricami d’oro. Il suo viso sembrava scolpito nella giada ed il portamento ricordava una fenice in volo. Il suo colorito era quello di un pesco in fiore emergente dalla neve dell’inverno. Emanava la purezza di un’orchidea d’autunno coperta dal gelo. Tranquilla e calma come un pino in una valle solitaria. La sua bellezza era quella di un tramonto che si specchia nelle acque limpide di un lago. La sua grazia ricordava il volo dell’aquila trasportata dai venti degli alti picchi nevosi.

Certamente ella non apparteneva a questo mondo, certamente era un’apparizione.

A chi poteva mai appartenere tale grazia?

 

 

Un sordo, assordante boato, colpì d’improvviso le mie orecchie, mentre una nuvola di polvere venne ad oscurare il sole. Mi girai improvvisamente e vidi uno spettacolo terrificante. Ad un centinaio di metri, all’incrocio tra Sichuan Bei Lu e Hai Nin Lu , un palazzo di una decina di piani si era letteralmente sbriciolato. Il traffico pesante dell’ora di punta ne era rimasto schiacciato. Decine di automobili erano ora sepolte sotto una valanga di detriti. Le urla delle persone erano coperte solo dal frastuono dei clacson e delle sirene che immediatamente si stavano recando sul posto.

 

 

Il cielo di Lijiang è terso, l’aria fresca e pungente dona alla pelle un colorito roseo e salutare, il profumo del tè e delle spezie inonda l’aria. Sono appena le otto del mattino e la città vecchia dorme ancora. Ci si sveglia tardi perché le notti non finiscono mai. E’ stagione di turismo e tutti vogliono sfruttare le tenebre voluttuose e foriere di romantiche avventure. Migliaia di persone affollano le piccole piazzette, i ristoranti, i negozi aperti sino all’una di notte. Che ci faccio io qui, in mezzo a spensierati vacanzieri? Perché la direzione del Save Humanity Council mi aveva inviato in questo posto? Che nesso poteva esserci tra il lavoro di un ingegnere specializzato in nuove tecnologie delle luci ed il crollo di un palazzo a Shanghai ?

Eppure le istruzioni ricevute in codice erano chiare. Immediatamente dopo il fatto in Sichuan Lu, avevo ricevuto una telefonata dal SHC che mi ordinava di recarmi immediatamente a Lijiang e di attendere ulteriori istruzioni, che non erano ancora arrivate.

Appena sbarcato dall’ Airbus 320 della Shanghai Airlines, ero stato prelevato dalla Toyota di Chen Hua, il mio contatto in Lijiang e depositato nel centro della città vecchia. La camera dell’hotel Shan Shui, dall’apparenza innocua, era invece una vera e propria centrale operativa. Numerosi pannelli delle pareti nascondevano nicchie entro cui erano alloggiati potenti computers ed anche un minilaboratorio chimico. Un altro pannello a scomparsa celava un vero arsenale di armi automatiche.

L’albergo era carino, costruito in legno di acaju, con tappeti sui pavimenti e quadri Mosuo alle pareti. Due sole camere erano occupate, oltre alla mia, nonostante l’affollamento turistico della zona. Ma ne conoscevo anche le ragioni. L’albergo serviva da base alle nostre unità impegnate nella missione per cui era stata creata: combattere contro tutto e contro tutti coloro che avrebbero potuto essere una minaccia per il genere umano. L’ONU aveva dato il suo benestare alla costituzione di questo organismo che, in pochi anni, aveva sventato almeno quattro tentativi di criminale terrorismo. Nessuno ne aveva parlato, nessuno sospettava di questi fatti semplicemente perché non era successo nulla. Il nostro credo era prevenire, meglio prevenire che curare è sempre stato il nostro motto.

 

Avevo trascorso la notte sognando immani catastrofi ed ultratecnologici criminali.

Non avevo ancora ricevuto alcun segnale né qualsivoglia comunicazione dal centro direttivo, quindi non mi restava altro che fare il semplice turista.

“ Signore, vuole degustare il nostro tè? “ “ Hallo, prego comprare un batik “….La camminata nelle anguste stradine di Lijiang è continuamente costellata di pressanti inviti a vedere, toccare, discutere di prezzi con gli insistenti venditori dei negozi che si affacciano sulla strada, senza soluzione di continuità.

Forse un po’ di tè mi aiuterà a scacciare i pensieri che mi si affollano nella mente. Un desco ricavato da un enorme ceppo di un albero centenario, levigato e lucidato in guisa da formare un caratteristico tavolo a tre gambe ed alcuni sgabelli della stessa origine, mi invitano ad accomodarmi. La venditrice mi accoglie con un ampio sorriso. Veste il caratteristico abito Naxi, con una lunga gonna azzurra dai bordi ricamati in sgargianti colori, una camicetta di seta bianca con scollo ampio ed una giacca blu decorata con ninnoli in argento ed altri ricami in seta colorata. Porta un elaborato copricapo in finto argento con filigrane e piccoli campanellini tintinnanti ad ogni suo minimo movimento.

“ Il tè non è una semplice bevanda, il tè è la bevanda “ esordisce lei in un perfetto inglese “ Io ti farò ora una lezione su come preparare l’infuso perché possa sprigionare tutta la sua fragranza. Ecco prima di tutto scaldi e dai aroma alla tazzina, versandovi l’acqua calda sulle foglioline, agitando leggermente, lasciando riposare qualche minuto e poi gettando via il tutto. In questo modo la tazzina è pronta per ricevere il vero tè “. La grazia con cui la ragazza maneggia la tazzina mi attira assai.

“ Ora ti preparo la vera bevanda. Considera che il primo tè non è il migliore per cui conviene buttare anche la prima tazza e cominciare a berlo dalla seconda. L’acqua deve essere molto calda ma non bollente, …”

Il mio telefono squilla. E’ quello che aspettavo perché è il numero del SHC a chiamare.

“ Ore 15.00, Tempio di Guanyin “ è tutto quanto una voce nasale mi comunica.

 

 

 

Sichuan Lu è ora un grande cumulo di macerie. Le urla dei feriti si confondano con gli ordini che alcuni ufficiali stanno dando alle centinaia di soldati presenti sul posto. Il collega Allen, Italo americano di New York presente sul posto, sta aiutando a coordinare i soccorsi. Anche lui è un componente del SHC ma per le autorità cinesi è un membro della CRI internazionale a Shanghai.

L’edificio crollato non rivestiva alcunché di speciale. Piuttosto vecchiotto, ospitava un ristorante di cucina di Hong Kong al piano terra, una serie di uffici e di abitazioni ai piani superiori. Ancora non erano stati accertati i motivi del crollo, ma vi erano fondati sospetti che si fosse trattato di un altro attentato. Nelle settimane precedenti vi erano stati altri due fatti simili, successivamente rivendicati dalla OMLF, fronte di liberazione delle minoranze oppresse. Non che si volesse e potesse credere ciecamente a queste rivendicazioni, in quanto non si erano trovate tracce di esplosivo. Non si poteva però pensare che si fosse trattato di crolli casuali. Nel primo caso era stata coinvolta anche la sede del SHC, con la morte di due funzionari. Da qui la richiesta di poter collaborare alle operazioni di investigazioni del nostro servizio e l’assenso delle autorità cinesi.

Da un immediato censimento delle vittime si era accertato che i morti avrebbero potuto essere almeno 65 ed i feriti più o meno gravi più di un centinaio. Si trattava di semplici impiegati, lavoratori e clienti del ristorante al primo piano. Nulla che potesse far pensare ad un omicidio mirato. L’interrogativo rimaneva sempre quello: perché ?

 

All’ottavo piano del Peace hotel erano riuniti sei funzionari della polizia investigativa cinese, due del SHC, il delegato dell’ambasciata francese, il console russo ed un inviato di Scotland Yard.

“ Siamo sicuri che non si tratti di attentati “ insiste in tono accorato Wu Shan Li, il funzionario capo della delegazione cinese. “ Questo OMLF non esiste, mai sentito nominare. Le nostre minoranze non fanno attentati, non attaccano le nostre istituzioni “

“ E chi sarebbero allora costoro? Perché rivendicare attentati che non esistono ?”

“ Voi cinesi volete nascondere qualche cosa ! “

“ Due nostri funzionari sono morti “

Le pressioni sui cinesi piovono da tutte le parti. La teoria dell’incidente o della fatalità non sta in piedi.

“ Basta con le menzogne “ scatta ancora il console russo.

“ Noi vogliamo trovare i responsabili come voi, onorevoli colleghi. Disponete pure delle nostre migliori unità, agite con i vostri agenti. Il nostro governo vi sarà di appoggio, ma, per favore, cerchiamo di agire con calma “

La compostezza e la ragionevolezza della proposta ha raggiunto l’effetto di calmare l’ambiente e di porre sul tavolo le relative idee di azione.

“ Propongo che il coordinamento delle investigazioni venga affidato al SHC, organismo

sicuramente molto efficiente ed attrezzato ad affrontare tutte le ricerche necessarie “ è il commento di chiusura di Wu Shan Li.

 

Pochi minuti dopo questo incontro, ero già stato imbarcato su un volo per Lijiang.

“ Dottor Sanesi, venga subito al Peace hotel, piano ottavo, per comunicazioni urgenti “ era stata la laconica telefonata di Colt, il capo dell’organizzazione asiatica di SHC.

Una veloce corsa in taxi, il portiere che mi accompagna ad un ascensore già in attesa al piano e vengo introdotto nella sala della legazione inglese, adibita a sala di consiglio del gruppo riunitosi per questa ultima emergenza.

“ Dottor Sanesi “ Mr. Samuel Fox, il nostro Ispettore Generale a Shanghai per l’ SHC, mi accoglie con una faccia piuttosto preoccupata “

“ Salga sul primo volo per Lijiang, qui c’è una cartella con le istruzioni. Non perda tempo, è urgente la sua opera laggiù “ furono gli ordini successivi.

 

Ecco spiegato, gentile lettore, il motivo per cui mi trovo in questa città turistica nello Yunnan occidentale, vicino al confine col Tibet.

 

 

 

 

Il tempio di Guanyin è una piccola costruzione del 1700, immerso nella foresta tropicale di montagna ad una cinquantina di chilometri da Lijiang, sulla strada per ZhongDian. Il fiume Li, che bagna anche Lijiang, scorre qui molto pacificamente, dopo le tortuose impennate torrentizie della parte montagnosa. La valle si trova a 2000 metri di altezza, con un clima mite ed una vegetazione lussureggiante. Le torreggianti montagne che la circondano sono una possente corona che esalta ancora di più la levigatezza. Il tempio è stato costruito sulla riva destra del fiume mentre io mi trovo sulla sinistra. Mi guardo attorno e vedo una piccola barca che sembra stata messa lì apposta per traghettarmi sull’altra riva. Pochi colpi di remo e sbarco sull’altro lato.

L’unico rumore è il suono delle onde che, spinte dalla debole corrente, si rifrangono sulle rocce che fiancheggiano le rive. Mi guardo attorno e non rilevo alcuna presenza. Pochi passi e sono davanti al tempio. Sulla porta di ingresso campeggia una scritta in cinese che recita : Quando il falso viene preso per vero, il vero diventa falso ; se il non essere è confuso con l’essere, l’essere diventa non essere.

Cerco di capirne il significato che mi resta comunque alquanto oscuro.

Un leggero rumore all’esterno, seguito da un fuggi fuggi di uccelli starnazzanti mi mettono sul chi vive. La vedo, cammina spedita e mi viene incontro con uno smagliante sorriso.

“ Dottor Sanesi ? “

“ Ehm…si…forse, ma chi sei…? “ Sorpreso ed abbacinato da tale splendore, faccio fatica anche a fare uscire poche parole. “ Sì sono Sanesi, Lorenzo, e con chi ho l’onore ed il piacere…”

“ Dottor Sanesi “ prosegue la ragazza, per nulla sorpresa dal mio imbarazzo “ Mi chiamo Lan Cui e faccio parte del servizio di sicurezza cinese di Lijiang. Sono stata incaricata di affiancarla nelle indagini sui crolli di Shanghai. “

Siamo a pochi metri di distanza ed i miei occhi cominciano a vedere chiaramente quanto splendore mi sta davanti. Da una prima stima è alta sul metro e ottanta, corpo da modella fasciato in un abito aderente di seta bianca a collo alto, senza maniche, vita sottile e seno prorompente. I suoi denti, candidi come la neve, sono aperti in un sorriso ammaliante.

Mi scuoto dallo stupore nell’ammirare cotanta bellezza e ritorno nei miei panni di investigatore.

“ Mi sai dire qualcosa di più che non ciò che mi è stato detto per telefono ? “ le chiedo con impazienza e curiosità.

“ Certamente, sono stata mandata qui apposta. Non ci sono orecchie indiscrete e gli occhi non possono vedere dentro le spesse mura del tempio.”

E , detto ciò, mi prende per mano e mi fa strada all’interno della piccola costruzione. Una tenue luce emanata da alcuni lumini ad olio mi lasciano intravedere la statua bianco azzurra della dea. Guanyin è stata trasformata in donna e predisposta alle nascite ed alla protezione della famiglia dall’originale versione maschile di Avalotikeshvara, il dio della misericordia, la più importante divinità dopo Buddha, nel pantheon del Buddismo. I fedeli cinesi la pregano per avere figli, pace e serenità in famiglia e per tutti i piccoli bisogni della comune esistenza. E’ la dea più popolare, dopo Bhudda, del Buddismo Mahayana.

“ Quello che sto per rivelarti ti suonerà alquanto strano ed incredibile “ esordisce lei in maniera molto seria. “ Purtroppo il nostro servizio segreto non sa molto circa la realtà. Ti prego solo di credermi perché quel poco che ti dirò è sicuramente vero “.

La premessa mi intriga alquanto.

“ Scusa, ma ti hanno detto che io sono un ingegnere specializzato in illuminazione ? “ azzardo con un tono un poco canzonatorio.

“ Certo, so tutto di te. Non credere di avere a che fare con degli sprovveduti. I miei superiori sanno che sei un esperto investigatore, un killer spietato, un indomabile dongiovanni, un esperto tecnologico di illuminazione ed…. un bugiardo matricolato. “

Cerco di protestare ed affermare la mia professionalità come tecnico elettrico.

Il suo sorriso canzonatorio mi consiglia di smetterla.

“ E non ho tempo da perdere. Siedi “ aggiunge lei autoritariamente e “ Conosci Sun Tse ?”

“ il filosofo dell’Arte della Guerra ?” rispondo

“ Sì, proprio lui “

“ E cosa ha a che fare un filosofo di 2300 anni fa con il crollo di un palazzo a Shanghai ?”

Lei si fa scura in volto, esita a continuare, poi

“ Lui è ancora vivo e combatte la sua guerra contro il mondo “

Mi alzo di scatto “ Senti, ma credi che io sia volato fin qui per sentire queste idiozie?

“ Certo lui non è più vivo fisicamente, ma è vivo il suo pensiero, le sue idee, il suo spirito. Sei mesi fa “ continua Lan Cui “ abbiamo arrestato a Shanghai un individuo che dava fastidio in un ristorante. Era già alquanto strano che un povero mendicante, almeno così sembrava, fosse diventato un cliente del Venice a Xin Tian Di. La direttrice che ci aveva chiamato ci disse che erano ormai almeno una ventina di giorni che questo strano personaggio frequentava il locale. Spesso si ubriacava con costosissime bottiglie di VSOP, dava in escandescenze, gridava e regolarmente finiva buttato fuori dagli inservienti del locale. Ora però aveva minacciato di fare saltare tutto in aria e questa è la ragione per cui vi ho chiamato. “

Dopo una pausa, Lan Cui riprende “ I due poliziotti lo hanno tradotto al distaccamento di Hua Hai Lu dove, nella perquisizione del sacco che aveva con lui, abbiamo trovato almeno 30.000 yuan in banconote da 100, un manuale di elettronica avanzata ed alcuni LED per illuminazione. Naturalmente tutto ciò ci era apparso molto strano. Abbiamo iniziato ad interrogarlo senza alcun apparente risultato. I poliziotti che erano con lui hanno commesso un grave errore, tralasciando la sorveglianza durante un breve intervallo dell’interrogatorio e ciò è stato sufficiente per permettergli di suicidarsi con del potente veleno che evidentemente teneva nascosto “.

“ Scusa, hai detto LED ? Capisco i soldi, ma che significato e che uso avrebbero potuto avere i LED ?”

“ E’ quello che ci accingevamo a chiedergli se quello non fosse morto prima “.

“ Ed è per questo che avete chiamato me?”

“ Non solo per questo, ovviamente. Abbiamo fondati sospetti che questa organizzazione di cui non sappiamo assolutamente nulla, stia diventando molto pericolosa. Molti strani fatti si sono succeduti e che possono portare tutti ad una sola fonte. Il mio governo è convinto che si tratti di un forte movimento secessionista che non riguarderebbe comunque solo la Cina, ma molte altre parti del mondo “. Si ferma improvvisamente e si guarda in giro. Un attimo, poi un leggerissimo sibilo e Lan Cui stramazza a terra.

“ Lan Cui… Lan Cui “ affannandomi nel cercare di sostenerla.

“ Sun Tse….” È l’ultima parola che lei emette in un sussurro.

La lascio a terra, scattando verso in avanti, verso l’immagine apparsa un attimo ai miei occhi. Una figura terrificante si era materializzata per un attimo a quattro, cinque metri davanti ai miei occhi . Due occhi saettanti in una figura d’uomo completamente verde. La faccia verde, una tuta aderente verde, cappuccio verde, guanti verdi. Con un ghigno ironico e satanico mi urla, in italiano stentato: “ Sanesi, tornatene a casa intanto che sei in tempo “.

 

 

 

Le ricerche tra le macerie sono terminate. Sessantatre corpi immobili sono allineati sulla Sichuan Bei Lu. Le bare in metallo stanno per essere caricate su camion in attesa. I feriti sono stati trasportati agli ospedali di Sheng Shi e Hua Tong. L’area è strettamente sorvegliata e circondata da almeno trecento poliziotti in assetto da guerra. E’ in corso una lunga e meticolosa serie di perquisizioni nelle case adiacenti il disastro. I cani anti esplosivo sono impegnati ad annusare tra le macerie, alla ricerca di una qualche traccia che possa far capire le ragioni di questo terzo crollo.

Allen e Wu Shan Li sono impegnati dirigere le operazioni di sgombero delle macerie, operazioni alquanto delicate perché queste potrebbero celare altre vittime ed anche, forse, le probabili cause della sciagura.

“ I nostri artificieri sono sicuri nel dire che non vi è alcuna traccia di esplosivo “ insiste Mr. Wu “ i nostri strumenti non rilevano alcun segno di cordite né tracce di esplosivi da noi conosciuti e nemmeno i cani hanno fiutato qualche cosa di simile all’esplosivo. Non è nemmeno stata un’esplosione di gas di qualche bombola da cucina, non vi è stata alcuna scossa sismica e non riusciamo ad accettare l’ipotesi di un crollo naturale . Quindi, non esiste un ragionevole motivo che possa spiegare il crollo di questo palazzo“.

“ Mr. Wu, come posso accettare la sua spiegazione? Il fatto è sotto i nostri occhi, è successo, quindi, qualche motivo ci deve pur essere . Cosa possiamo rispondere ai famigliari delle vittime e dei feriti ? “

“ Cosa abbiamo risposto negli altri due precedenti casi ? Nulla, se non che ci sono in corso delle indagini. “

“ Perché avete mandato Sanesi a Lijiang ? “ chiede Allen dopo qualche secondo di riflessione.

“ Abbiamo un qualche fondato sospetto che in un’area vicino a Lijiang, tra i villaggi Mosuo dell’entroterra, stia accadendo qualcosa di grave legato, probabilmente, ai fatti di Shanghai. Il vostro SHC ha un centro operativo laggiù ed, insieme, abbiamo pensato di approfondire alcune strane segnalazioni. Abbiamo distaccato una delle nostre migliori agenti, miss Lan Cui, che, tra l’altro, parla e scrive la lingua Mosuo, per incontrare e sviluppare una nostra teoria. “

“ Perché dovrebbe esserci un collegamento tra quello che succede qui e la minoranza Mosuo? “ Allen è scettico su questa affermazione. “ Non posso credere che una comunità così tranquilla possa essere coinvolta in fatti così delittuosi e misteriosi “.

“ Non ne sarei poi molto sicuro, mr. Allen “ puntualizza Wu Shan Li “ Abbiamo ricevuto alcuni messaggi scritti coi caratteri della cultura DongBa, l’antica cultura tipica della popolazione Mosuo. Tutti questi reclamano l’indipendenza di tutte le minoranze esistenti nel nostro Paese. E’ una traccia molto labile, ma che non possiamo trascurare. Con il nulla che abbiamo in mano, anche la più stupida indicazione può avere la sua importanza. Però vorrei metterla a parte di un mio dubbio personale. Purtroppo la scrittura DongBa è molto primitiva e si presta anche ad innumerevoli interpretazioni. E’ una scrittura geroglifica ed alcuni simboli a cui noi abbiamo dato un valore, potrebbero in effetti avere altri significati. “

“ Si spieghi meglio, mr. Wu “

“ E’ molto semplice. Secondo la mia personale interpretazione la libertà delle minoranze dal potere centrale cinese, potrebbe invece essere tradotta anche libertà dei popoli dal potere centrale del mondo. E qual è il potere centrale sul mondo ? “

“ E quale potrebbe essere, secondo lei “

“ Mi sembra molto semplice, a questo punto. Sicuramente si riferirebbe agli Stati Uniti d’America. E non sarei tanto lontano dalla realtà, in quanto il suo governo non tralascia questa pista, anzi, comincia ad esserne sempre più convinto e l’intervento della SHC ne è la prova.”

“ Quindi, secondo lei, sarebbe un’implicita minaccia al mondo “

“ Signor Allen, lei crede che i nostri governi, unitamente con la Russia, la Francia e la Gran Bretagna, non abbiano preso in seria considerazione questa minaccia ?”

Il trillo del cellulare di Wu interrompe il dialogo.

“ Cosa ? No, non è possibile “ la voce di Wu è visibilmente alterata. “ Va bene, provvedo immediatamente “

“ Cosa è successo ? “

“ Miss Lan Cui è stata uccisa “ è la laconica risposta del funzionario cinese.

E poi, continuando il suo dialogo al telefono “ Credo che miss Zhao Yan sia la persona adatta per sostituire Lan Cui. Sì signore, sì signore, va bene signore, dò subito le disposizioni, signore “.

Chiusa la comunicazione, Wu Shan Li compone un numero sul telefonino e, alla risposta:

“ Zhao Yan, vai immediatamente all’aeroporto di Hong Qiao, è già pronto un Cessna per te. A bordo troverai le istruzioni. I tuoi vestiti ed accessori vari sono già sull’aereo. Presto, vai “

Ora Wu si mostra molto depresso, ancor più che non dopo il crollo del palazzo.

“ Lan Cui, poveretta. Era una delle nostre migliori agenti. Esperta di arti marziali, infallibile con le armi, intelligente, estroversa. Una grave perdita per il nostro servizio “

“ Ma come è morta ? “

“ Sembra sia stata colpita da una micro freccia imbevuta di un potentissimo veleno. Stava informando il dottor Sanesi circa i sospetti che abbiamo verso questa organizzazione terroristica “.

“ E Sanesi ? che ne è stato di lui ? “

“ Non ne so nulla. Il mio informatore non ne ha accennato. Dobbiamo andare subito a riferire all’unità speciali di crisi, al Peace hotel. Viene con me, mr. Allen ? “

“ Credo che resterò qui ancora un po’ per seguire le ultime operazioni di ricerca. Vorrei capire se vi è stata un’esplosione oppure se vi è qualche altra ragione. “

“ Va bene. Ci sentiremo dopo “ e con questo Wu Shan Li si allontana verso l’auto che sta attendendo sulla Hai Nin Lu.

 

 

 

La verde apparizione è svanita letteralmente nel nulla. Lasciata a terra Lan Cui, mi sono immediatamente gettato verso l’uomo in verde ma senza alcun risultato. Semplicemente, non c’era più. Eppure l’avevo visto, mi aveva parlato, ma dove era finito ? Sicuramente non si era buttato in acqua e nemmeno scappato verso il fitto della foresta. Ci sarebbero state tracce, comunque. Ecco, in mezzo ai cespugli, un foro nel terreno non più largo di 40 centimetri di diametro. E’ fuggito da qui, sprofondando nel terreno ricoperto di erbacce. Ed infatti una spessa lastra di granito sta come chiusura del foro a qualche centimetro dal terreno. Rapidamente ne scalfisco le estremità e la tolgo dal terreno scoprendo il foro che si prolunga nel sottosuolo. Cerco di infilarmi dentro ma le dimensioni del mio corpo non lo permettono. Da un primo esame sembra che il cunicolo sia costruito a sifone. Una doppia curva a collo d’oca inibisce l’ingresso a chiunque non abbia la struttura di un serpente. Evidentemente l’omicida aveva caratteristiche fisiche tali da potersi infilare e percorrere il tunnel fino a scomparire in un batter d’occhio. Mi sento sconfitto, ma devo anche ritornare immediatamente da Lan Cui, anche se sono certo di non poter fare più nulla. Il veleno l’aveva uccisa in pochi secondi.

Lei era ancora riversa nella posizione in cui la avevo lasciata per lanciarmi sull’aggressore. Ciò significava che non aveva sofferto. Il veleno l’aveva uccisa all’istante. Una freccia minuscola era conficcata nella gola ed un piccolo, sottile rigagnolo di sangue le macchiava il candore della gola. La bocca aperta in un grido soffocato e gli occhi sbarrati creavano un’atmosfera di terrore.

Cercai di rialzarla, come se ciò avesse potuto costituire un qualche sollievo per questo splendido corpo esanime. Era meglio avvisare subito la base di Lijiang perché mandassero qualcuno a provvedere per il trasporto. Mi ero subito reso conto che non potevo fare assolutamente più nulla per salvarla: il veleno l’aveva uccisa in un istante.

 

 

 

 

 

L’aereo privato di Zhao Yan era appena atterrato al piccolo aeroporto di Lijiang. Una limousine nera era pronta per riceverla ed accompagnarla al Shan Shui. Venti minuti di corsa rapida e l’automobile si ferma giusto all’ingresso della città vecchia. Avvisato del suo arrivo, sono andato al punto d’incontro accompagnato da Wang Jing, ufficialmente guida turistica, in pratica killer di professione del servizio segreto cinese. Dopo aver depositato la ragazza la limousine se ne era andata, lasciandoci una grossa borsa da trasportare all’ hotel ed una ragazza tutta da scoprire.

“ Benvenuta, tu devi essere Zhao Yan, vero “ e mi presento “ sono Sanesi, del SHC “

“ Ni hao, Sanesi shang shen, dui, wo xing Zhao…”

“ Scusa, ma non parli inglese ? “

“ Sì certo, perché ? Tu non parli cinese ? “ mi risponde prontamente.

“ Mi dispiace, non ho finito il corso…Sei al corrente degli ultimi fatti ? “

“ No, non del tutto. Mi hanno imbarcata su un aereo e mi hanno detto che avrei trovato un gentile, atletico ed intelligente gentleman ad accogliermi e di collaborare con lui in tutto. Ed ho trovato te. “

La risposta non mi soddisfa di certo, anche se gli apprezzamenti espressi dalla ragazza sono stati più che lusinghieri. Zhao Yan si presenta bene. Il viso è di un ovale perfetto, lunghi capelli neri a cascata sulle spalle nude, lo incorniciano come un bel quadro. Il corpo è minuto, piccolina, piuttosto piatta. Non assomiglia certo a Lan Cui e nemmeno ad un agente speciale. Sembra che abbia seguito il mio sguardo nell’esplorazione del suo fisico perché mi apostrofa con una certa rudezza.

“ Signor Senesi, o come diavolo si chiama, perché mi sta squadrando in questo modo ? Non le garba il fatto che io non abbia il corpo da ragazza da rivista per soli uomini? “

“ No , per carità, non ti offendere. E’ che non mi aspettavo una ragazzina di 18 anni appena uscita dalle scuole superiori “ rispondo goffamente.

“ Ho 24 anni, sono laureata in arti marziali ed antica filosofia orientale. In un’azione ho ucciso due uomini a mani nude e sono pronta a fare altrettanto se il caso lo richiede. Due anni fa sono stata catturata in un’azione di spionaggio in Afghanistan, imprigionata per due giorni dai talebani, che non sono certo teneri con le donne guerriere. Sono fuggita senza alcun aiuto, proprio approfittando del fatto che mi consideravano una ragazzina un poco scapestrata. Ho partecipato alla liberazione di due ufficiali cinesi imprigionati da alcuni ribelli in Xizang. “

“ Basta, basta, ok, pace ? “ la grinta della ragazza mi ha convinto. Non si tratta di una ragazzina di 18 anni “ Zhao, ti devo mettere al corrente di un fatto increscioso. Alcune ore fa una agente cinese, Lan Cui, è stata uccisa da uno sconosciuto “ .

“ Lan Cui, oh no…no, no, no !!!!” e scoppia a piangere.

“ Scusa, non volevo essere così brusco. Era una tua amica? “

“ E’, era, mia sorella …” fa lei tra un singhiozzo e l’altro “ Lo sapevo che sarebbe finita così. Lei era troppo audace, incurante del pericolo…Come è successo ? “

“ Una freccia avvelenata. Un essere abominevole ci è apparso davanti all’improvviso, ha scoccato una freccia avvelenata con una cerbottana ed è sparito nel sottosuolo, sparito nel nulla come dal nulla era venuto. Ho cercato di prenderlo, ma è sgusciato via come un serpente, dentro un buco nel terreno entro il quale ci passava solo una gamba delle mie. Mi dispiace, non ho potuto fare niente. Se ti può consolare, lei non ha sofferto, la morte è stata istantanea. Ma come è possibile che fosse tua sorella? Portate due cognomi differenti “.

“ E’ vero, lei era figlia della sorella di mio padre, ma devi sapere che in Cina due amiche o parenti molto vicini sono usi chiamarsi fratello o sorella. “ precisa Zhao Yan. Poi, con una rabbia improvvisa “ Dobbiamo prenderli, quei maledetti. Devono pagare per lei, devono pagare per tutto il male che fanno al nostro popolo “

“ Ed al nostro. Due nostri collaboratori sono stati uccisi in un crollo a Shanghai e siamo sempre più convinti che la causa sia di questa maledetta setta “.

Passo passo siamo giunti al Shan Shui hotel. La accompagno alla porta della sua camera con la chiave che avevo prelevato alla piccola reception.

“ Zhao Yan, ora rilassati un poco, fatti una doccia e ci vediamo dopo per cena. Oggi sono già successe troppe cose “.

“ Va bene, appena pronta busserò alla tua porta, Senesi…”

“ Sanesi, cara Yan, Sanesi…e comunque meglio che mi chiami Lorenzo “

“ Va bene Lorenzo, ok . Ci vediamo dopo “.

 

 

 

 

 

 

“ Sanesi, sono Allen, c’è una novità “ il mio portatile mi porta la voce di Allen da Shanghai.

“ Dimmi, cosa c’è di nuovo ? “

“ Abbiamo ricevuto e tradotto un’altra comunicazione in lingua DongBa. E’ firmata Sun Tse, come l’antico filosofo. Se la traduzione non è errata, ci viene chiesto di intervenire su tutti gli Stati del mondo per un disarmo totale. Dice se il giusto diventa errore, l’errore diventa giusto. Minacciano di distruggere tutti gli edifici più importanti delle città del mondo se non accettiamo il loro ordine. Cominciamo a pensare di prendere sul serio questa minaccia, perciò ritorna immediatamente a Shanghai per una riunione al massimo dei vertici. Prendi il primo volo e precipitati quaggiù “

“ Ehi, che intenzioni avete. Sono appena arrivato giusto in tempo per vedere uccisa la mia collaboratrice. Ne arriva un’altra nel giro di quattro ore ed ora, mentre stiamo pensando a rintracciare l’assassino, mi fate ritornare indietro. Sono diventato un piccione viaggiatore ? “

“ Non è tempo di scherzare . Abbiamo fondati motivi per pensare che si tratti di roba grossa. Domani mattina alle 10 esatte, riunione al Peace hotel. Ci vediamo “.

 

 

 

 

Zhao Yan è ancora sotto la doccia. Busso alla porta e mi invita ad entrare.

“ Yan, una brutta notizia “

“ Ancora ?”

“ Devo ritornare subito a Shanghai, ci sono importanti novità e devo presenziare ad una riunione domattina “.

“ Nessun ordine per me ? “ chiede lei uscendo dalla doccia. Non indossa nulla, solo l’asciugamano con cui si sta asciugando le gambe snelle. Non si cura di coprirsi, mentre si strofina i capelli. La penombra della stanza non è sufficiente a nascondere la sua figura. Sono sorpreso dal suo modo disinvolto di comportarsi anche se, alla fine, non rivela molto di eccitante.

“ No, sembra che si siano dimenticati di te, perché non mi hanno detto nulla “ le rispondo, cercando di non accentuare l’imbarazzo. “ Penso che tu debba restare qui ad attendere gli ulteriori sviluppi “ .

“ Va bene, aspetterò che arrivino nuovi ordini. Vai “

 

Mi incammino di buona lena per raggiungere una delle vie esterne alla città vecchia. Salto a bordo di un taxi che mi trasporta velocemente all’aeroporto. Non vi sono posti liberi sul primo volo per Shanghai. Insisto ma non c’è via di uscita. La ragazza della China Eastern non mi può aiutare. Il volo successivo è della Shanghai Airlines, ma solo all’indomani mattina presto. Ho bisogno di aiuto dall’alto.

“ Allen, sono fregato. Non ci sono posti sull’aereo.” L’amico di Shanghai è l’unico che mi può aiutare “ puoi fare qualcosa? “

“ Aspetta, ti farò sapere “ è la laconica risposta .

 

Dopo appena cinque minuti, l’altoparlante dell’aeroporto gracchia “ Signor Sanesi è richiesto al check in della China Eastern. Il signor Sanesi….”

Mi presento e la mia carta d’imbarco è già pronta . “ Ha bagaglio ? “ mi chiede la signorina “ No ? Bene, proceda pure all’imbarco, porta N.3 “

Passa un quarto d’ora e l’aereo sta rullando sulla pista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi sono appena appisolato quando la voce del comandante gracchia un “ Preghiamo i signori passeggeri di allacciare le cinture e di non muoversi dal proprio posto “.

A malincuore cerco la fibbia per l’aggancio automatico mentre i miei occhi si aprono lentamente. Che strano, l’aereo è in una perfetta calma, il volo è liscio come l’olio, ma ci viene richiesto di allacciare le cinture.

“ Attenzione, questo è in dirottamento. Nessuno faccia gesti sconsiderati o si muova dal proprio posto” Con questa minaccia un uomo si alza dal sedile di prima fila, con una pistola automatica in mano ed una bomba nell’altra.

“ L’aereo è in nostre mani. Se fate quello che vi viene chiesto non succederà nulla, altrimenti, boom e salta tutto “ poi prende per un braccio la hostess più vicina, le mette la pistola alla tempia e spara. Il proiettile entra dalla tempia sinistra, esce dalla destra, perfora la parete dalla parte opposta dell’aereo e si perde nello spazio, mentre la potente detonazione scuote la cabina. La ragazza si affloscia lentamente ed un rigo di sangue le solca il viso. Il terrore si sparge a bordo, mentre il dirottatore, con un ghigno terrificante, ammonisce “ Questo per farvi capire che non scherziamo “ poi, con un urlo “ Sun Tze Er, ni hao ma? “ e dalla cabina di pilotaggio “ hao le, Sun Tze yi , ni ne ? “ “ hen hao “ . Questo breve dialogo in cinese mi fa capire che i criminali sono almeno due.

“ Cerchiamo sig. Sanesi, chi di voi è ? “ riprende il primo terrorista in un italiano stentato “vogliamo solo lui. Altre persone non hanno niente da temere “.

Accidenti, la voce si è sparsa in giro e sembra che ora sia io l’oggetto delle loro attenzioni. Sto giusto pensando a come mi devo comportare, ma credo di non avere molto tempo per decidere. L’uomo ha già preso un’altra hostess e le sta chiedendo in cinese di indicargli dove sto seduto. Non vedo altra via d’uscita, se non quella di presentarmi.

“ Sono io, Sanesi “ e mentre lo dico, mi slaccio la cintura e faccio per alzarmi. L’uomo è a non più di due metri da me, si gira e mi punta la pistola in faccia.

“ Fermo dove sei “ mi intima “ perché non hai ubbidito all’ordine che ti abbiamo dato al tempio ? Ti abbiamo detto di tornare immediatamente al tuo Paese e invece sei ancora qui ad ubbidire agli ordini dei criminali americani. “

Cercando di capire come uscirne e guadagnare qualche tempo azzardo “ Veramente, stavo proprio ritornando a Shanghai e poi imbarcarmi per l’Italia “.

“ Falso, tu hai ricevuto ordine di tornare a Shanghai per un incontro domani mattina alle 10.00 al Peace hotel “ ribatte astiosamente il Sun Tze numero uno “ Non hai ubbidito e ora pagherai la tua insolenza.

Ero riuscito a tenere la cintura slacciata senza che il mio avversario se ne accorgesse, ma avevo anche una pistola puntata in direzione della mia fronte.

“ Se mi vuoi ammazzare fai pure, ma mi vuoi dire che cosa sta succedendo in questi ultimi tempi? Palazzi che crollano, persone uccise senza un motivo, Sun Tze che rivive…”

“ Silenzio. “ mi urla in faccia “ tu devi morire perché così è scritto “.

Scritto dove ? mi domando.

 

 

 

 

 

“ Qui compagnia China Eastern “ fa una voce dall’altro capo del telefono “ vorremmo parlare con il sig. Wu Shan Li “.

Sono ormai le sette di sera quando la riunione continua al Peace hotel viene interrotta dalla telefonata.

“ Sono Wu Shan Li “

“ Abbiamo una brutta notizia. L’aereo su cui si è imbarcato il sig. Sanesi è in mano a due dirottatori. Il comandante ha detto di essere sotto la minaccia di armi. Vogliono andare a Lhasa. Per ora non hanno fatto altre richieste, ma abbiamo voluto informarvi perché a bordo vi è appunto il vostro Sanesi. “

“ Avete avvisato il Ministero dell’Interno ? “

“ Sì, ovviamente. Sono già partiti due caccia intercettatori . Secondo la prassi del nostro governo, l’aereo potrebbe essere abbattuto se i dirottatori non obbediranno all’ordine di arrendersi.”

“ Va bene, grazie “ e la telefonata viene chiusa seguita da un’imprecazione.

In breve i presenti vengono messi al corrente del fatto. L’obiettivo è Sanesi, per certo, ma perché? Prima l’uccisione di Lan Cui, ora il tentativo ai danni di Sanesi. Ma se ancora non sappiamo nulla di quello che sta succedendo, per quale motivo vogliono eliminare i nostri agenti? Lo scopo potrebbe essere quello di intimidire tutti noi che siamo coinvolti nel tentativo di scoprire qualche cosa. Allen è alquanto sconcertato. Però ora bisogna pensare a fare qualcosa. Abbattere l’aereo non avrebbe alcun risultato pratico, ma si sa anche che il governo cinese usa questo sistema per scoraggiare qualsiasi dirottamento.

La discussione è veemente. I delegati occidentali non accettano l’idea dell’attacco dei due MIG con conseguente morte di almeno un centinaio di persone. Sarebbe invece importante cercare di assecondare la proposta dei dirottatori e farli scendere a Lhasa, quindi tentare di catturarli vivi con un attacco a sorpresa.

“ Non abbiamo mai accettato alcuna richiesta dei dirottatori “ ci spiega Wu “ e i dirottamenti sono quasi del tutto scomparsi nei nostri cieli. Se cediamo alla loro richiesta questa volta, poi non sappiamo quali conseguenze potranno portare nel futuro. Inoltre nessuno di noi può accettare di cambiare la regola. Solo i vertici militari lo possono fare ed il capo dell’esercito è il Presidente He Xing Tai. “

“ E allora chiamate il presidente “ è il coro di richieste che proviene dai delegati.

“ Come possiamo chiamare il presidente? Ora si trova in visita ufficiale in Russia “ chiarisce Wu Shan Li .

“ Cosa suggerisce il sig. Wu ? “ chiede Allen spazientito, mentre il telefono squilla nuovamente. Wu risponde immediatamente.

“ Purtroppo i dirottatori hanno ucciso il comandante dell’aereo ed uno di essi ne ha preso il posto. Ora è ai comandi il secondo pilota che ha cambiato rotta e si sta dirigendo a Lhasa. La torre di controllo ha già preso in carico il volo. Lhasa dista solo circa mezz’ora e tra breve inizierà la discesa. I piloti dei Mig hanno chiesto la autorizzazione alla fase 3, cioè l’abbattimento dell’aereo passeggeri “ la voce al telefono è quella del ministro dell’aviazione signora Long Zhi Feng .

“ Signor ministro, prego, non fare abbattere l’aereo. “ implora Wu “ abbiamo il sospetto di un grosso intrigo internazionale. E’ assolutamente necessario catturare i dirottatori. Signor ministro, lei sa che la nostra commissione è stata istituita per una grave emergenza ed abbiamo ragione di ritenere che questo dirottamento sia legato al nostro caso. “

“ Mr. Wu, lei mi chiede di prendere una decisione contraria agli ordini del nostro Presidente. Come posso prendermi questa responsabilità? “

“ Signor Ministro, senta anche il Ministro della Difesa e faccia preparare la squadra 12 per un attacco all’aeroporto di Lhasa. E’ l’unica soluzione che mi sento di proporre. “

“ Sig. Wu, non è assolutamente possibile fare ciò. Tra 6 minuti esatti i Mig faranno fuoco sull’aereo. Mi dispiace per voi e per tutte le vittime, ma non posso io cambiare quella che è una decisione del Governo. Cerchi di fare capire ai suoi colleghi il nostro punto di vista. Buongiorno “.

Il silenzio e la tensione della sala è la risposta alla telefonata. Nessuno ha il coraggio di parlare ancora. Se questa gente non esita a far morire un centinaio di persone per colpirne una sola, Sanesi, possiamo veramente aspettarci catastrofi continue nello sviluppo del loro disegno criminale. Ma che, alla fine, ancora non sappiamo esattamente di cosa trattarsi.

 

 

 

 

“ Signori, non vi faremo alcun male. Solo uno di voi deve pagare con la vita l’errore che sta compiendo. Però sappiate anche che il governo cinese non accetta di dialogare e che probabilmente l’aereo sarà abbattuto dai due caccia che ci stanno seguendo da alcuni minuti. Sappiate quindi che la morte di tutti noi è colpa del governo, di tutti i governi, che con il loro criminale comportamento di guerra finiranno per distruggere il mondo. “

Il delirante discorso del dirottatore è seguito dal terrore di tutti i passeggeri. Non sembra che ci possano essere altre vie di uscita se non il tentativo disperato di disarmare il criminale. Rapidamente penso a come cercare di eliminare il pericolo della bomba a mano...

 

 

 

 

 

Tran Thy Tuyet Thu , 30, di

HoChiMinh City ( Saigon ). Primo incontro in una sala massaggi, lei massaggiatrice di professione, io turista alla ricerca di esperienze di quel…genere. Massaggio, mancia…pensavo di darle un biglietto da 10 dollari, le ho dato un biglietto da 100. Sono sempre stato un tipo distratto. Paperon de Paperoni. La invito per il giorno dopo a pranzo. Con un biglietto da visita tipo centone, naturalmente accetta e naturalmente il resto della giornata si passa a letto. Bomba…piccolina ma con curve giuste e ben accentuate. Un semplice massaggio si trasforma in lunga love story. Viaggiamo per il Vietnam in lungo ed in largo. Una settimana a Dalat, montagna, una settimana a Nha Trang, mare. Un bungalow direttamente sulla spiaggia dove, alla mattina, arriva qualche pescatore con granchi e grossi gamberi appena pescati e cucinati direttamente sulla sabbia dorata. Bagno di mare con lei infilata dentro una camera d’aria da camion. Serata nel ristorante del villaggio, musica languida, un ballo nella penombra, un drink fresco con papaya mango e pompelmo e una passeggiata verso il letto compagno di mille fatiche.

Thu è la compagna perfetta che tutti sognano. Non dice mai di no. Sorride sempre. Accetta tutto. Ecco perché gli americani volevano conquistare il Vietnam, la politica non c’entra. Angelo. Sa che ho una relazione parallela in Cina, ma non si lamenta. Basta che io venga a trovarla periodicamente. Santa. Ancora oggi non è sposata…. Ma perché queste donne nascono solo in Vietnam ?

Anni 1990-1995 ( dal Vietnam alla Cina, sono così vicini )

Chen JunHua, 28, prima conoscenza con giovane cinese in Yunnan, amicizia, flirt, sesso, amore e poi ancora amicizia. Ma.. quanta fatica. Niente sesso per almeno un anno di conoscenza, anche se…Prima conoscenza in tour di gruppo, lei guida in Kunming, ci accompagna a Dali, Lijiang e luoghi vari. Stiamo bene insieme, lei a spiegare in inglese io a tradurre in italiano per i compagni di viaggio. Ci scappa pure una manciata di baci pudici, ma anche la promessa di reincontrarci. E infatti un febbraio freddo fa da cornice al nostro primo incontro “ privato “. Primi baci veri, richiesta di spogliarla con netto rifiuto. Improvvisamente, mentre stiamo per uscire, lei mi affronta e fa:” Vuoi vedere mio seno? Eccolo” e si mostra mezza nuda mentre io sto indossando il cappotto. La cosa però succede solo dopo un anno ed alcuni incontri.

Oggi lei si trova a Losanna, sposata ad uno svizzero, poverino, che non fa mai sesso ( lo giuro, mi ha telefonato ancora un mese fa, siamo rimasti in ottimi rapporti, ndr. Questo succede nel 2000 ). Amante e poi amica vera. Voto 8

Notizia dell’ultim’ora, si è trasferita in Canada per rifarsi una vita. Mah…??? Notizia dell’ ultima ultima ora: è ritornata in Svizzera da sola !!! Alla ricerca della pietra filosofale?

Chen Hue, 26, sorella di JunHua ( cugina, ma così vicina come sorella ). Amicizia. Una primavera vado a Shanghai e mi necessitano campioni di legname dallo Yunnan. Chiedo e lei viene a Shanghai con i campioni. 3 giorni, shopping. L’accompagno e lei compra 3 underwear. Torniamo in hotel, lei mi chiede di aiutarla a provarli. Ubbidisco. L’occasione fa l’uomo ladro. Due notti di sesso sfrenato, lei ritorna poi a Kunming e svanisce. Un dettaglio curioso: le donne cinesi non si depilano ma lei aveva solo un triangolino...Sogno. ?

Wei Suzhen. 23 anni, minoranza Huang da Guilin. La conosco allo Stadium hotel, lei è commessa in negozio di souvenir. Sorriso, “ ciao “ in italiano, chiacchierata in inglese per finire poi in un letto a strofinarsi è un tutt’uno. Senza alcun tipo di problema, mi presenta la sorellina con un’amica e ci propone un bel 4 con…Non se ne fa nulla, ma mi serve per conoscere la sua giovane e bella amica, Gan Chun Hong. Ambasciatrice. Ci vedremo più avanti

1996-1998 Gan Chun Hong, 22 anni, vergine ( non segno zodiacale, comunque ex.).Viene da Guilin, come l’amica Suzhen, mi è stata vicina per un paio di anni. Troppo giovane, anche se molto volonterosa…a letto. Viaggiamo a un po’ dovunque insieme e lei si dimostra una buona accompagnatrice. Voliamo a Pechino per visitare Palazzo e tombe Ming, Xian per esercito di Terracotta. E’ molto interessata alla storia della Cina. A scuola ebbe un flirt con un ragazzo, ma senza conseguenze fisiche. Impara presto che il sesso è molto importante nella vita di una donna e si applica con impegno, prima per imparare, poi per sfruttare le lezioni. Disastro, perché si era innamorata pazzamente e mi voleva sposare (?). Risultato, mi odia perché le ho detto di cercarsi uno della sua età. Bambina. Voto 7 di stima.

1999-2001 svolazzamenti di fiore in fiore con incontri casuali legati principalmente al lavoro. Karaoke con conoscenze di ragazze compiacenti e affascinate dal fatto che ero uno straniero con buona conoscenza della Cina ed in compagnia sempre di imprenditori facoltosi del luogo ( magari questo aiutava ancora di più ). Mercenarie . Senza voto ( anche se…..una ragazzina sbarazzina 18 anni, capelli cortissimi…., una fisico tipo miss….insaziabile….) Insomma mercenarie molto vicine ad essere amanti …

2002-2004 incontro con colei che mi ha affascinato di più. He Jinglei, 31. Ci incontriamo casualmente sul treno da Shanghai a Suzhou. Lei, vicina di posto sul treno, mi chiede da dove vengo. Domanda scontata, succede 99 volte su cento. Il treno arriva presto a Suzhou, io devo scendere, lei no. Scambio di telefoni e promessa di risentirci a Shanghai dopo qualche giorno. Passano 3,4 giorni e nessuna notizia. Decido di chiamarla io, ma, casi della Cina, arriva la sua telefonata. Una cena? Certo e poi un drink, naturalmente. Lei racconta e io ascolto. E’ disperata perché appena divorziata. Il marito la picchiava e la trascurava per dedicarsi al gioco ed alle donne. General manager della filiale Americana della IR in Shanghai, si è lasciata andare sempre più verso il wisky e sempre meno al lavoro. Molto intelligente, le avevo fatto capire che così finiva nel baratro. Il buon samaritano l’ ha riportata sulla retta via. E’ ritornata la donna splendida che era prima del disgraziato matrimonio. Quasi tre anni di gioioso idillio. Meravigliosa in salotto, in ufficio, a tavola e a letto. In vacanza era fantastica, sul lavoro così perfetta da attirare l’attenzione di un funzionario americano che alla fine se l’è sposata e portata in America. Devo specificare che siamo incappati nel periodo della SARS e le visite in Cina sono state chiuse per almeno 8 mesi. Comunque...Fedifraga. Voto 10, poi 4 ( per delusione ).

2004 An Xueping, 37, o la signora di Shanghai. Storia nata subito dopo. Per farle un po’ compassione le ho raccontato del mio cuore straziato per colpa degli americani. Sull’onda dell’Iraq, lei mi ha promesso di farmela dimenticare e di ridarmi la felicità perduta a forza di sesso. Fisico minuto, seni neanche accennati, mette in campo tutte la sua sensualità, che è invece notevole. Samaritana. Voto 10. Finita presto per scelta mia, troppo naif. Fenomeno da circo.

2004 Dujie o Xiao Bizi, 33, ( Piccolo Naso – lei mi chiama Da Bizi, Grande Naso ) Jenny il suo nome inglese. Bellissimo bocciolo di rosa apparso al fiorire della primavera. La prima volta che la incontro è sull’ascensore di hotel. La seconda volta sulla porta della mia camera dello stesso hotel. Apro la porta e mi trovo di fronte una donna dal viso dolce e dai capelli neri, lunghissimi, con un sorriso imbarazzato e vergognoso. Con un filo di voce mi dice “ sono Jenny “ , gli occhi rivolti al pavimento…Si leva il cappotto e mostra un fisico perfetto da ballerina. Come tutte le timide, nasconde una carica erotica che stimo difficile da controllare non appena verrà innescata ( e se verrà innescata….). La sua frase : la prossima volta facciamo l’amore, è il preludio della tempesta. Temeraria. Voto 10 ( in attesa di conferma ). Confermato in pieno. Intelligente, tradizionale, grande esperta di Taijichuan. Eccezionale a letto, non per il dormire. Insegna all’università di Nanchino lingua e letteratura italiana, quindi parla bene italiano. Figlia di un facoltoso imprenditore edile cinese, ha parecchio tempo libero andando in università solo due giorni a settimana. Molto gelosa e possessiva, insaziabile. Mantide religiosa. Quando le spiego che non la voglio sposare ne fa una tragedia. Piange per un mese, mi tempesta di telefonate ed e-mail e, alla fine, sposa un australiano. Oggi vive a Sidney. Si è accontentata di molto meno, ma sono felice per lei. Arrivista delusa.

 

 

2004 Wei Suzhen, 28, sposata con un bel giovine ( e basta…) Ci siamo conosciuti alcuni anni fa, poi ci siamo persi e ritrovati all’inizio dell’anno. Acqua cheta ed un poco sciatta. Dopo il primo sesso con me, ha cominciato a vestirsi più sexy, a truccarsi e adesso è veramente carina. Ha una cugina, sorella, più giovane, molto bella ed un’amica con due seni misura DDD. Il trio è molto spregiudicato. La proposta è di fare sesso noi quattro insieme in un grande letto ( ma non si fa ). Tinto Brass. Voto 9 (al gruppo). La frequentazione continua lascia scoprire lati nuovi della sua personalità. Proposta: vacanza io e lei, da soli. Sorpresa. L’amica con i grandi seni mostra interesse di frequentazione privata. Tentazione. Il marito di Suzhen si sveglia dal torpore e la mette incinta. Uscita di scena per evidente impedimento.

 

2004-2006 Long Diane, 36, ( Long Zi Feng in cinese ) Taiwan. Ci siamo conosciuti per email. Primo appuntamento metà agosto. Due seni notevoli ( ma chi ha detto che le cinesi hanno seni piccoli?). Un’ora di parlare, poi bacetti, baci, atto sessuale finale, mentre lei diceva : “ troppo presto…” e intanto si spogliava. Vedi Xueping, ma con i seni. Ci siamo visti una sola volta, perché io non avevo tempo. Da incrementare la prossima volta. Schumaker.

La prossima volta è arrivata e tante altre prossime volte che hanno dimostrato che non era quella che aveva immaginato. Donna seria, solo molto vogliosa, da tempo senza un uomo che potesse darle ciò che voleva per naturale. ...inclinazione. Due anni senza un litigio. Celestiale. Laureata in lingua inglese a Los Angeles, si era trasferita a Shanghai come responsabile di una azienda di Taiwan produttrice di parti per computers. Molto preparata ed abituata a comandare ha cercato di farlo anche con me. Illusa. Storia finita ad inizio anno perché trasferita a San Francisco, a dirigere quella agenzia.

 

2006 Ting Dang, 26. Riecco l’amica di Suzhen. Un sms sul mio numero cinese. Mi ricordo ancora di lei? Certo, e mi ricordo anche di due grandi tette e del fatto che parla solo cinese. Vieni, ti aspetto. Arriva con una sua amica, per cena. Ma che idea.. Spaghetti, salame e vino italiano. Beh, dico, sarà per la prossima volta. Dopo due ore l’amica se ne va da sola e Dang rimane per passare la notte. Sorpresa ! Giovane, gran corpo ma poca esperienza. Voto 7 di stima ( 10 per le tette ). Bambola. Quando a Shanghai mi sento molto solo, le mando un sms e lei arriva. Sempre con una nuova amica, mi sembra molto orgogliosa di far sapere che lei sta con un europeo in un bell’appartamento. Cinese narcisista.

 

2006-2016 Zhao Yan, 24, grande amica e mia cooperatrice. E’ una delle più belle del lotto, viso d’angelo, corpo da tredicenne ( = poco seno… visibile). Molto birichina e spregiudicata. Ha due fidanzati con cui fa sesso regolarmente e non vuole aggiungere un terzo. Ma non sa cosa si perde…Il tempo dirà….Novità, lei ha scelto ed ora vive insieme ad un solo fidanzato che, dice, sposerà tra tre anni. Sognatrice. Sorpresa, lasciato il primo, ora ha lasciato anche l’altro. Ha deciso di fare carriera e non c’è spazio per l’amore. Viaggiamo molto spesso insieme, per lavoro e per diletto. Un viaggio in Tibet, indimenticabile. Usiamo sempre una camera sola negli hotel dove sostiamo, per risparmiare, e alcune volte con un solo letto matrimoniale. Dormiamo insieme ma, non ci crederete, non abbiamo mai fatto sesso. Anche se la tentazione era tanta, specie in estate, quando le nudità appaiono anche involontariamente. Lei dice che non si deve mischiare il lavoro con il piacere. E..va beh… Lavoratrice straordinaria e grande comunicatrice. Computer. Siamo tutt’ora in collaborazione di lavoro.

 

2008 Hu Xueping. Nell’era di internet, ci si imbatte in chat che portano poi a conoscenze personali. 43 anni, fisico da pin up. Piscina e palestra tutti i giorni. Sposata con un ricco cinese, poi divorziata, cerca divertimento ed un nuovo marito. Sesso al secondo incontro, pretese da signora dell’alta società. Carfagna cinese. Risultato: ma vai a farti fottere da un altro…Ritorniamo amici, ma solo per chiacchiere.

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2009 Chen Millie. L’ho chiamata piccolo coniglietto. 42 anni. Dolce e innamorata si sente sola e vuole protezione. Tanti baci, poco sesso. Ama stringersi e farsi coccolare, sempre sorridente, sembra stia proprio cercando protezione. La bella addormentata. E’ di Taiwan che la rende un po’ diversa dalle cinesi continentali. Andiamo in viaggio insieme a PingYao e Datong Esce il fuoco che aveva covato dentro. Ai tanti baci si è aggiunto tanto sesso. Ora nasce il problema della lontananza. Penso che sia già finita. Meteora. Sbagliato, non è meteora ma stella fissa. La storia continua e finisce senza un perché. O forse sì, perché verso fine anno conosco …Ultime notizie, da Facebook. Si è sposata e vive in Australia.

 

2009 Li Hua. Dottoressa ad alto livello, master a Los Angeles e poi due anni di ricerca a Berlino. Master nel Mariland, USA. Ritorno a Shanghai. 34 anni. Un figlio di 8 anni, separata da ormai 3 anni. Capo reparto all’ ospedale di Hua Shan, uno dei più famosi di Shanghai, insegna oncologia all’università Fudan. Proveniente da Jilin, nella Cina del nord, vicino alla Mongolia. Fisico importante, viso dolce e sempre sorridente. Molto intelligente non si trova a suo agio coi suoi colleghi decisamente inferiori a lei come cultura e preparazione. Ci incontriamo a Shanghai al Old Movie cafè, è subito simpatia, parliamo di cultura cinese e di viaggi e di Europa. Invito a casa per un drink e lei si scatena in un bacio lungo e appassionato, preludio a … niente. Nasce una simpatia che resta tale e si limita a qualche cena ed a passeggiate mano nella mano. Lei è molto impegnata con i suoi studi e ricerche, difficile trovare tempo anche per noi due. Ultime notizie, ha deciso di pensare un po’ anche a sè stessa. Programma un viaggio con me. Vediamo che succederà. Maria Curie. Non succede niente. Amore platonico, amicizia generalmente via internet. Lei è sempre in viaggio come rappresentante della Cina nella ricerca sul cancro. Ora è in Canada al centro mondiale UHN. Genio, ma non sregolatezza.

 

2009 Hong Ling. Giovane vedova con figlia a carico. Vive a Shanghai a Nanjing, qua e là. Lei cerca un marito, io cerco compagnia, non si può fare, ma si fa. Lei è molto vogliosa, da almeno sei mesi un becca. La prima sera trattasi solo di spaghetti, spumante, bacetti, toccatine e fuga. Il secondo è un pomeriggio assolato. Lei ha caldo, io pure e nemmeno mi passa per la testa di accendere il AC. Allora? Via i vestiti e mostra ciò che ha sotto. Discreta presenza e grande voglia. Ne facciamo un paio e ci diamo appuntamento per momenti più efficaci. Traghetto.

 

2010 Liu Fei. Manager finanziaria di una catena di ristoranti di lusso. Conoscenza via

Internet e feeling immediato. Il primo incontro coincide con la prima notte. Alta almeno 170 senza tacchi, seno non molto pronunciato, depilata, poi non più su mio invito, focosa e affamata. In sesso le va bene tutto. Amore a prima vista. Passa il tempo con grande affiatamento. Il 2010 è l’anno di EXPO a Shanghai e la catena di ristoranti da lei gestita è presente alla Expo. Risultato, ingressi numerosi e gratuiti con pass per tutti i padiglioni. Che vuoi di più? Improvvisa rottura che pian piano si sana e ritorna ad essere l’amante perfetta. Chiusura definitiva quando lei pensa al matrimonio. Va bene essere molto affiatati ma non esageriamo. Ardimentosa. Ma non fu definitiva. Il sentimento era rimasto e ci si riavvicina ancora. A lei serve una compagnia quando si va in giro con la sua automobile. Appena patentata, non sa parcheggiare…allora intervengo io. Chongming, Nanxan, Nanxun, Wushi….i weekend sono ideali per raggiungere località a portata di macchina. Il feeling è ritornato e ci troviamo molto bene insieme…. Ma spuntano ancora i suoi genitori..alla sua età “ questo matrimonio s’ ha da fare !” …Ma che noia. Liu Fei, dobbiamo proprio salutarci definitivamente. ( ndr. nel 2017 non si è ancora sposata).

 

 

2012 Tra una separazione ed una riconciliazione con Liu Fei, spunta Rose, discreta

presenza, lei affamata di sesso, io non troppo, preludono a qualche nottata e,o,

giornata, di sesso discreto, senza grandi emozioni… Transazione

 

 

2014 Sun Zi, Cynthia, imprenditrice di Taiwan con una sua azienda che produce imballaggi di lusso. Guida un grosso SUV Cadillac. Conoscenza a cena in ristorante tipico tradizionale cinese. Il tempo è limitato, lei deve ritornare a Taiwan per il visto, io in Italia. Fissiamo un appuntamento al mio prossimo ritorno in Cina. Quando sarà? Futuro – NO

 

 

 

Da principio era il caos. E che caos ..Qualcuno cominciava a dire : “ Ma come si fa a vivere così? Qui ci vuole un Dio per mettere a posto le cose “ E Lui ci pensò. A dire la verità bisogna aggiungere che era anche un po’ indeciso su cosa fare delle polveri cosmiche, per esempio. Raccolta differenziata, rifiuti tossici ? Farne degli oggetti da vendere poi ai mercatini rionali ? Sappiate intanto che c’era un sacco di spazio a disposizione. Tanto per dare un’idea, vi era più spazio lì che non in Australia, per esempio. Ce n’era talmente tanto che fu chiamato “ Spazio “ . Il nome era tanto appropriato che, da allora, americani, russi ed anche cinesi spesero e spendono ancora oggi un mare di soldi per andarci. Visto che c’era spazio, Lui non si risparmiò e si mise a creare di tutto. Prima cominciò a metterci delle stelle in quanto c’era un gran buio. Con una migliore illuminazione cominciò a radunare le stelle a gruppi a seconda dei loro interessi primari, costituendo le Galassie. Nacque così la galassia degli allevatori di mucche, meglio conosciuta come Via Lattea, la galassia dei geometri chiamata Galassia del Triangolo, quella dei navigatori, la Nube di Magellano, e così via. Fatto questo cominciò a pensare a cosa potesse servire tutta quella luce e quel calore emesso dalle stelle. Sì, anche calore, perché tutta quella polvere messa insieme e schiacciata pesantemente si scaldava sempre di più fino a bruciare. Intanto pensò di costituire una società chiamata Enel Energia, ma non vi erano politici che la potessero governare. Abbandonò l’idea, per il momento.

 

Era di lunedì. Era sempre di lunedì perché nessuno, fino a quel momento, aveva creato un calendario. A Lui andava bene anche così perché si era eterni e non si invecchiava. Aveva sistemato tutte le galassie nei rispettivi angoli dell’universo, che, da quel momento, fu chiamato Universo. Ce n’erano tantissime ed anche erano tanto lontane. Lui doveva viaggiare molto e guardare dappertutto per controllare che tutto andasse bene. Per questo motivo fu chiamato anche onnipresente ed onnisciente. Si era affezionato tanto alla Via Lattea, precisamente ad una stella che Gli era molto cara. Le voleva bene come ad una figlia. Le diceva sempre “ Tu sei il mio sole, la luce che mi accompagna nel cammino, il calore della mia vita “. Non sapeva ancora come chiamarla perché non aveva ancora dato un nome alle cose. Un bel giorno però Gli venne improvvisa l’idea e la chiamò Sole. Solo che il Sole scottava assai e non poteva restare lì per troppo tempo. Si ustionava spesso, nonostante le creme protettive UVA10 e più. Pensò di crearsi qualche dependance esterna. Vide che l’idea era cosa buona e se ne creò diverse, come ogni capo di Stato che si rispetti. Creò Mercurio, che poi cominciò ad utilizzare come componente dei termometri. Venere, che si rivelò presto una poco di buono, tanto che nessuno volle mai visitarla. Era molto focosa e di questo cercò di approfittarne Marte, il terzo creato. Venere non lo degnava di uno sguardo, anzi se ne stava molto in disparte per non incrociarne le orbite. Aveva altre mire, lei. Giove, per esempio. Grande, ricco e potente, con una gravità almeno dieci volte più degli altri, la attraeva molto. Ma era troppo distante. Marte era un pianeta molto forte, praticamente fatto di ossido di ferro. Geloso, divenne rosso dalla rabbia, così come adesso lo vediamo ancora. Poi fece Saturno, Giove, Nettuno e un piccolo Plutone, un Plutoncino, tanto piccolo e nero che ben presto fu declassato. E lui a piangere: “ Ce l’ hanno tutti con me perché sono piccolo e nero … “. Per ultimo fece la Terra. Cominciò a dividerla in terra ed acqua. E qui commise un errore fatale. Scusa, Dio, ma perché fare due terzi di acqua ed un terzo di terra? Non potevi fare il contrario? Adesso saremmo molto più a nostro agio. In fondo il mare è quasi sempre deserto. Sì qualche nave da crociera, qualche petroliera, qualche portacontainer, un po’ di piratucoli, ma, insomma, anche un grande vuoto. Poi ci ha vuotato dentro un barattolo pieno di sale, accidenti, non se ne può bere una goccia che subito ti viene il voltastomaco. Penso proprio che non hai fatto tanto bene, qui. Forse hai fatto meglio su altri pianeti, non so.

Finita la creazione dei pianeti, quella più importante, era avanzata ancora un po’ di polvere. Che farne, era comunque un rifiuto tossico, da non buttare. Pensa che ti ripensa, alla fine decise di farne dei satelliti per i pianeti che avevano bisogna di un po’ di compagnia. Ne avanzò ancora un altro poco e fece degli anelli che diede a Saturno. Perché proprio a Saturno e non, per esempio, a Venere, che sarebbe anche femmina ? Non c’è risposta.

 

Ritorniamo sulla Terra. Già non si capisce perché l’ hai chiamata Terra. Visto che c’è molta più acqua che terra, perché non l’ hai chiamata Acqua ? Hai voluto forse confondere le idee di chi arriva qui da altri pianeti? Poi, un’altra cosa molto più importante, a mio avviso. Intendiamoci, non vorrei qui far nascere qualche malinteso. Tu sei molto più bravo a creare che non il.sotto scritto. Tu fai delle cose divine, lo dicono tutti. Però … Dunque, ragioniamo un po’. Hai presente quella zona che chiamano Dubai ? Beh, certo, vorrei vedere, l’ hai creata tu e gli hai messo sotto anche un mare di petrolio. Qui neanche un po’, ma sorvoliamo. Allora in quel posto hanno costruito un palazzo alto 800 metri. Tu dirai, che vuol dire? Io ho fatto molto di più. Te ne rendo atto, ma, vedi, loro, prima di costruirci sopra tutta quella roba, hanno fatto delle fondamenta spaventose. Grandi, massicce, con tanto di ferro e acciaio e cemento. Tutte ancorate che non si muovono neanche se venisse giù un’ ira di Dio, pardon, una Tua ira. Bene, tu che fai ? Mi costruisci un mondo intero, dico, non uno staterello, una montagnetta, un villaggio , no, proprio un mondo tutto e che ci metti come fondamenta? Delle piastre tettoniche fatte di roccia basaltica e roccia granitica. Ne metti anche tante, ma non le leghi insieme. Capisci dove sta l’errore? Cosa ti costava fare in più una bella serie di legacci per tenerle belle strette insieme? Perché lasciarle così libere di muoversi? Queste vanno di qua e di là, non hanno una benché minima idea del traffico di piastre che c’è laggiù sottoterra. Ogni tanto si scontrano e provocano delle scosse che, talora, distruggono città e palazzi. Forse ai tuoi tempi non c’erano così tante città, lo capisco. Ma tu che sai tutto, sicuramente potevi prevederlo. Confessalo, non ci hai pensato. Forse su Marte o Giove lo hai fatto, ma qui no. Questa Tua dimenticanza sta creando un sacco di problemi e costa anche un mare di soldi. Pensa al costo di un palazzo da 80 piani normale ed uno invece antisismico. Milioni di Euro in più e chi li paga ? Va bene che tu dici che “ è più facile che un povero passi da una cruna di un ago che un ricco entri in Paradiso “, però, se avessi fatto delle crune di ago grandi un paio di metri ci passavano tutti facilmente. E dove mettiamo gli tsunami ? Non sai cosa sono? Mi prendi in giro forse? Ormai lo sanno tutti cosa sono quelle grandi ondate che spazzano tutto e fanno tanti disastri. Che dici? Per te vanno bene perché ogni tanto ci fai il surf ? Il solito megalomane, tutto grande fai, però non ti rendi conto che noi siamo tanto piccini.

 

Passi una Terra fatta più di acqua che di terra, ma un po’ più di attenzione nel sistemare gli Stati potevi anche usarla, no ? Per esempio, mi vai a mettere la Palestina praticamente dentro Israele. Insomma, lo sai benissimo che questi non vanno d’accordo, se le danno sempre di santa ragione. Avevi a disposizione un pezzo di Argentina. Dai, ci buttavi lì i palestinesi e Israele lo lasciavi dove è adesso. Stessa cosa per l’Iraq. Hai fatto fare un sacco di lavoro agli americani per sistemare un po’ le cose. Lo mettevi vicino al Mali ed il medio oriente era sistemato. Il Pakistan appoggiato sull’India è un altro errore. Le donne pakistane sono abituate ad andare in giro tutte belle coperte. Bene, sistemalo in Groenlandia, bel fresco, poca gente. No, lo metti a due passi proprio dall’India, mischiato con indù, Sikh, buddhisti … e dove ballano la danza del ventre tutte mezze ignude. Ma come mai non ti vengono in mente certe cose ? Va bene, d’accordo, non ti scusare, hai avuto solo sei giorni a disposizione, il settimo ti sei riposato. Magari sei andato a vedere una partita … ah, non ci vai mai perché sai già i risultati ? Adesso capisco perché hai creato Moggi e soci … Così ogni tanto lui ti scombicchera le cose, eh..? Ritorniamo alle cose serie. Dici che del senno di poi sono piene le fosse? E’ vero, ti do ragione, ma tu sei onnisciente. Non sei un comune professore di università od un politico. Almeno ai politici dovevi dare un po’ più di memoria. Acciderboli, questi dicono una cosa e dopo due minuti non si ricordano più di averla detta.

 

Adesso parliamo un po’ in dettaglio di quello che hai messo sulla terra. Hai fatto un bel lavoro, non c’è che dire. Hai messo belle spiagge proprio vicino ai mari, quasi sotto. Le hai messe un po’ dovunque. Però mi devi spiegare che ci fanno le spiagge del Sahara in Africa e quelle del Gobi in Mongolia. Ma dove sta il mare in quei posti? Lì non ci va nessuno, credimi, sarà sempre tutto deserto. Ci metti i cammelli e li chiami “ navi del deserto “. Ma che navi d’Egitto ? Sai che ci furono persone che prenotarono crociere nelle agenzie? “ Vorrei una crociera nel Gobi, una cabina doppia, terzo ponte, finestra esterna “ . 2300 euro, poi arrivati lì, si trovano i cammelli. Cabina esterna al terzo piano ? Ma dai, magari seconda gobba. Se poi è un dromedario … truffa completa. Se fai le spiagge ci devi mettere anche il mare. Ricordati per il prossimo mondo che farai.

 

Hai fatto invece un bel Paradiso. E hai avuto anche la brillante idea di farne alcuni anche fiscali. C’è sempre tanta bella gente che va lì. Gente ricca, con panfili, yacht, ministri e portaborse. Bello, bravo. E poi quello che ce lo hanno sempre descritto fin dall’ infanzia. Mi ricordo che i miei nonni mi dicevano sempre “ Se fai il bravo, quando muori andrai in Paradiso “. Bella consolazione, quando muoio. A me piacerebbe andarci quando sono vivo, non da morto. Che ci faccio laggiù, chiuso dentro ad una cassa per tutta la vita, pardon, la morte ?

Hai messo dei mari e delle terre e sulle terre dovevi pur metterci qualche cosa, no ? Alberi, foreste, praterie, montagne, fiumi, laghi. Insomma tutto quello che uno può vedere ancora adesso.

Però … però, ho letto da qualche parte che milioni di anni fa c’erano un sacco di cose che adesso non ci sono più. Che tu, in un momento di ira, non so, hai distrutto tutto quello che hai creato. Dinosauri, mammut, ittiosauri, stegosauri … insomma una quantità enorme di … sauri distrutti, bruciati, sepolti, che ne so? E perché ? Avevi forse sbagliato pianeta e questi cosi volevi metterli su Marte? Ho l’impressione che in quei tempi eri un poco distratto. Oppure tutti quegli animali erano sproporzionati per gli uomini che avevi creato? Mistero.

 

Gli uomini che hai creato … veramente un uomo hai creato. E’ ormai noto a tutti che prendesti un po’ di creta, lo hai modellata per benino, gli hai messo un po’ di saliva sulla bocca e … Effetah! L’uomo cominciò a muoversi, a parlare, a vivere insomma. Lo stesso lavoro che molti anni dopo fece anche un tal Geppetto, falegname, con un pezzo di legno. Lo chiamasti Adamo, il primo nome che ti venne in mente, gli hai dato un grande giardino da curare, gli dicesti di fare quello che voleva, ma non di mangiare le mele, specialmente quelle col bollino blu, perché dovevano andare all’esportazione. Adamo non aveva proprio niente da fare, perché il parco si prendeva cura da se stesso. Le erbacce si strappavano da sole, il prato veniva rasato ogni quindici giorni dagli Angeli che lo facevano in un baleno, quasi volando. I chicchi di frumento, granoturco e riso si seminavano, aspettavano un paio di mesi e poi si mettevano belli ritti per farsi tagliare dalle falciatrici automatiche. I pesci ogni tanto saltavano in padella e si arrostivano al punto giusto. Insomma per Adamo era un paradiso. Ma anche una noia … La televisione trasmetteva sempre un solo programma dove parlavano solo di Fede, Emilio. I giornali non uscivano perché non c’erano giornalisti per scriverli e nemmeno Berlusconi da attaccare. Forse Berlusconi c'era già, anche lui è eterno. Le scuole erano sempre chiuse. Le discoteche erano divine, ma, dopo un po’, anche la musica sacra stancava. Non si vive di solo Panis Angelicum e di Alleluiah.

 

Adamo prese il coraggio a due mani e venne da Te. “ Signore, scusa, ma qui non c’è molto da fare, vero? Ne convieni anche Tu. Io mi sto rompendo … sempre solo. Poi, mi ricordo, una volta mi dicesti : “ Adamo, crescete e moltiplicatevi “. Scusa, ma cosa vuol dire ? Come posso fare a moltiplicarmi? Va bene moltiplicare uno per uno, ma poi? Uno per uno sempre uno fa “. “ Hai ragione Adamo, hai proprio ragione. “ rispose Lui “ Scusami, dopo miliardi di anni sento che sto diventando un poco vecchio e la mia memoria non è più quella di una volta. Ci penserò questa notte. Tu vai a dormire tranquillo e domani ti ritroverai con una bella sorpresa.” Ed Adamo andò a dormire fiducioso e fu contento della risposta. Poveretto, non sapeva che razza di sorpresa l’ aspettava .

 

La mattina era radiosa, il sole splendeva in un cielo blu cupo e la villa di Adamo era inondata di luce. Lui dormiva bello, sorridente, sprofondato in un mare di cuscini quando …

Allah akbhar, Allah akbhar… svegliat qle tard …svegliat qle tard … “

Adamo aprì l’occhio destro ed un profondo dolore lo colpì alla regione laterale sinistra. Una voce soave, paradisiaca, riempiva la stanza. Una splendida fanciulla stava aprendo le tende e la luce del sole inondava la stanza.

Ma che …?? “ Adamo si guardava attorno attonito. “ Chi sei tu ?? ???? …. Che fa qui ????…” esclamò l’uomo con voce flebile.

La nipote di Murabak, quel tuo amico… “ rispose pronta la fanciulla. Adamo cercò di alzarsi ma il dolore che aveva avvertito al risveglio si fece più acuto.

Tranquillo, Adamuccio mio, stai a riposo ancora un po’ . Solo qualche ora fa ti hanno fatto una piccola operazione …”

Cosa ???? Operazione? Murabak? Amico? Ma dove siamo … a Casablanca ? Oh mamma mia …” E subito si guardò più sotto…

Ora, tutti sanno che Adamo non aveva madre, quindi, l’espressione “ mamma mia “ fu dovuta sicuramente al dolore che gli ottenebrava la mente. Ma perché Casablanca ? Gli era venuta così.

La ragazza volteggiava leggera e sicura dalla finestra al bordo del letto di Adamo, con un malizioso sorriso sulle labbra carnose.

Come ti chiami, da dove vieni, quanti anni hai, perché sei qui, chi ti ha mandata….” Adamo era un torrente di domande. Poi, d’improvviso “ Oddio, il fico, la foglia di fico …” si era accorto che non indossava nulla e si sentiva piuttosto imbarazzato.

Dai, non fare lo scemo … sono sola qui … e anche fuori … mamma mia, che mortorio. Papi, ti posso chiamare Papi? Sì certo, sono nata da una tua costola …. Andiamo per ordine. Allora, Papi, io mi chiamo Eva, anche se tutti qui attorno mi chiamano Ruby, Eva Ruby. Vengo da una tua costola, ho 18 anni compiuti…”

Una risatina sommessa interruppe l’eloquio della ragazza ed apparve Lui, come se fosse venuto dal nulla.

Adamo, ascolta il tuo Fede … dai fiducia alla tua nuova compagna. Vedrai che ti troverai bene … “

Dici bene Tu, ma questa sconosciuta non mi convince molto. E se poi qualche serpente le mette strane idee in testa? Adesso qui io sono il capo ed ho delle responsabilità. Le mele, per esempio, non le devo toccare perché vanno tutte all’esportazione, Inferno, Purgatorio, Mercato ortofrutticolo, Iraq … no, lì no, gli arcangeli hanno decretato l’embargo “

Adamo, finiscila di fare la prima donna , pardon, il primo uomo. Eva Ruby l’ho creata da una tua costola e adesso te la tieni. Hai continuato a rompere con l’uno per uno fa sempre uno, adesso che puoi fare due per uno, ti lamenti ? Ah, questi uomini … stanno in un paradiso e ancora si lamentano. Quasi quasi gli mando lo sfratto, tra l’altro non paga neanche un mese di pigione. “

Dio, se pensi a voce alta ti sentono tutti. Cosa vorresti dire con lo sfratto? E io , dove lo trovo, così su due piedi, un altro paradiso? Adesso che ho pure una moglie da mantenere. Stai ben attento a quello che fai, ho delle responsabilità adesso, IO. Piuttosto, questa dice che è maggiorenne, 18 anni compiuti. Ma se me l’hai fatta stanotte, come fa ad avere 18 anni? E che sia la nipote di Mubarak mi lascia molto perplesso. Come fa ad essere la nipote di uno che non esiste? “.

Tu devi avere Fede. Se lei dice di avere 18 anni e di essere la nipote di Murabak tu ci devi credere”.

Ma…. Qui di sicuro faccio la figura dell’imbecille … se qui ci sono solo io … però, alla mia età, ormai vado anch’io per i 26.467 anni … io ci credo, tanto … qui sono il capo, dopo tutto “ pensò Adamo fra sé e sé.

Come era arrivato, Dio svanì, lasciando i due novelli sposi a tubare.

 

Tuba oggi, tuba domani, i due andavano perfettamente d’accordo. Eva era piuttosto birichina, ma, si sa, son giovani … Era molto ricercata nel vestire. Questa foglia no, quest’altra no, questa è troppo grossa , questa è piccola, questo verde non mi si addice. Adamo la portava sempre nei migliori centri di alberi del Paradiso. Passava da Le Betulle agli Aceri tricolor, la portava ai Prata erbosi e non lesinava sforzi economici per soddisfarla. Ma lei non era mai contenta.

Ecco, anche quest’anno, sempre le solite foglie di fico … Mai niente di nuovo da indossare. Non ne posso più, mai una foglia di acero, di pino … Basta ! “

Ruby..una foglia di pino? Ma sono solo degli aghi; non penserai di andare in giro così…ma non ti vergogni ? e se poi ti pungi? ” “ E allora? Dio mi ha fatto così, perché dovrei vergognarmi ? “ Si lamentava che non pioveva mai e lei non poteva lavarsi i capelli. Il Paradiso non aveva mare, né parrucchieri e Adamo fu costretto a spostare una parte di Spagna per far passare l’ Oceano Atlantico e creare un piccolo mare interno che chiamo subito Mediterraneo, perché vi aveva meditato molto.

 

Uffa, che noia … sempre le solite cose: La sera non usciamo mai, sempre in taverna a vedere Vaticano TV, sempre il solito film Angeli e Demoni del curato Don Brown. E queste Vie Crucis così tristi. Capisci che mi voglio divertire ? Non ho 28 mila anni come te !!! “

Adamo subiva in silenzio. Lui non poteva lamentarsi, l’aveva voluta lui.

Intanto c’era chi godeva di questa insoddisfazione e tramava alle spalle. Aspettava l’occasione propizia e questa arrivò presto. Un giorno che Adamo era andato a Pontida, ad un congresso di angeli, Eva si avvicinò agli alberi di mele. L’erba verde ed odorosa la invitavano a sdraiarsi ed a godersi la brezza. Il ruscello vicino gorgogliava. Chiare, dolci e fresche acque ove parve a lei di fare al bel fianco colonna, erba e fior che la leggiadra gonna ricoverse con l’angelico seno, aer sacro, sereno ….Ecco dove tal Petrarca , milioni di anni dopo, prese l’ispirazione. Presa dall’ incanto di tal luogo, Eva non vide colei che, quatta quatta, gatton gattoni, serpenton serpentoni, s’era avvicinata. Shhhhhhhhhhhh, shhhhhhhhhhh…. Lei si voltò e la vide. Lunga, verde, sinuosa, con curve ben accentuate.

Ciao Nicole, bella serpentona. “ esclamò Eva non appena si accorse dell’ intrusa. “ ma che ci fai da queste parti? Lo sai che i serpenti non possono avvicinarsi al giardino delle mele. Le tentazioni sono sempre dietro l’angolo, me lo dice sempre anche Adamo “.

Ohh… Ruby, Rubinetta mia, fatti un po’ più furba. Qui c’è un paradiso per tutte noi. In giro si dice che Adamo non lesina regali alle sue preferite e io ne so qualche cosa. Sai mi ha promesso di diventare consigliera regionale del Paradiso tra qualche miliarduzzo di anni. Ma ci pensi, io che ho strisciato una vita…”

Ruby, giovane e innocente, rimase colpita dalle parole di Nicole. Non sapeva che mele prendere, poi di decise e ne staccò una che, da allora, fu detta “ pomo d’Adamo “.

 

Che hai fatto, sciagurata ! “ gridò Adamo al ritorno dal meeting angelico. “ e adesso chi lo dice al Questore? “

Poi si calmò, si costruì un telefono, e qui si scopre che né Bell, né Meucci furono i primi a fare un telefono, e chiamò lassù.

Scusa se ti disturbo, signor Dio, ma è successo un pasticcino con Ruby, sai, la ragazz….”

Sì sì, so tutto, lo dubiti? “

No sai, è che io vorrei spendere due parole per lei, tu sai che lei è importante, anzi direi l’unica. Non punirla per una ragazzinata, dai, tu che sei buono, potrebbe anche succedere un grosso probl….”

Ah sì certo, un grosso problema…Il grosso problema c’è l’avrai tu e tutti quelli che verranno dopo di te.” E sbattè giù il telefono.

 

E qui iniziò il nuovo Mondo. Parliamo di 4567, 816 miliardi di anni fa, ora più ora meno. Adamo si era moltiplicato per 77777 volte 77, dando vita a milioni di figli. Il primogenito lo chiamò Precambriano, il secondo Cambriano, poi Adeano, Criptico, Nettariano, Imbriano, Archeano, Proterozoico, Algonchiano…e così via. Dopo aver dato alla luce il 6 milion183 esimo figlio, Ruby morì. Adamo, a causa del dolore per aver perso la giovane moglie, si suicidò appendendosi ad un albero di mele.

Intanto i dinosauri, riprodottisi da soli, cominciavano ad abitare la terra.

Ma Dio, nel suo lungimirante pensiero, pensò che la Terra necessitava di una vita umana. Adamo si era dato da fare per aiutare, ma i risultati erano decisamente scarsi. La Cina, per esempio era praticamente deserta, ma cominciavano a nascere idee comuniste. Certo le idee erano alquanto strampalate: “ potere al popolo “, “ fuori i capitalisti “, “ abbasso la proprietà privata“, rivoluzione popolare “… indirizzate a chi? I pochi dinosauri che pascolavano non avevano ancora imparato a leggere e non si occupavano di politica. Adamo non c’era più e nemmeno più il suo paradiso, ormai stabilmente occupato da angeli finanzieri.

Che fare? Semplice, fare arrivare un po’ di gente dagli altri pianeti. Dio pensò subito a Saturno, con tutte quelle persone sistemate sugli anelli. La stabilità era poco cosa e ogni tanto alcuni gruppi cadevano di sotto. E poi questi ne sapevano di cose… erano lì ormai da 16,5 milioni di anni…Detto , fatto. Incaricò la Angel’s Tourism Co. Ltd di organizzare la spedizione. Furono preparate 88 Arche transplanetarie, venduti 800mila biglietti per la cifra di 1,375 Dollari Saturniani, tutto compreso. Dio era già informato del futuro sulla Terra, perciò non ebbe dubbi nell’indirizzare le Arche. Un gruppo in Egitto, uno in Messico, uno in Italia, uno in Persia. Si dimenticò del resto dell’Africa perché pensava che lì vi erano solo deserti.

Il primo gruppo arrivò in Persia, terreno situato in mezzo ad una “ pota mia“ ( vedi dialetto bergamasco, in uso a Saturno ) e che fu chiamato perciò “ Meso pota mia “ . Si sistemarono tra due fiumi di nome Tigri e Eufrate. Veramente il nome iniziale fu la Tigre ed il Frate, ma i locali ne storpiarono i nomi. L’Arca fu smontata e la trasformarono in una città di piccole archette. La gente cominciò a lavorare la terra piantando pomo d’ori e pomo d’argenti per costruirne poi anelli per naturale inclinazione. Un mattino presto un saturniano si svegliò tardi per andare al lavoro con la figlia anch’ella addormentatasi. Spaventato per il ritardo urlò alla figlia “ Su Meri, è tardi “. La frase fu subito annotata per la bellezza e da allora quella gente si chiamò Sumeri .

La seconda Arca atterrò in Egitto. Egitto? Ma quella era una spiaggia! Sabbia dappertutto. I poveri saturniani non sapevano più che fare. Questi erano essenzialmente ginnasti da circo, specializzati nel fare piramidi umane. Sugli anelli di Saturno la gravità era minima, bilanciata dalla forza centrifuga dell’ammasso polveroso degli anelli. Dio li aveva mandati lì perché loro erano abituati alla polvere e poi erano, appunto, bravi a fare la piramide. Con loro era anche partito un gruppo di cui si sapeva molto poco. Ti guardavano senza espressione alcuna, non rispondevano alle domande, ti ignoravano ed erano chiamati appunto, le sfingi. Dio nella sua infinita sapienza, sapeva che in futuro piramidi e sfingi avrebbero fatto la fortuna di quelle terre. Oggi la gente va in Egitto a vedere le piramidi e la sfinge. Se questa arca fosse andata, che so, in Nuova Zelanda, cosa ne sarebbe stato dei turisti che , arrivati al Cairo, fossero andati in cerca delle piramidi?

Scusi, dove sono le piramidi ?”

ed il tassista a rispondere: “الأهرامات؟ ط ط ط ... تأتي قليلا طويلة، واتخاذ طائرة، وتصل في أوكلاند، ثم التوجه إلى الشمال، خارج المدينة سترى ثلاثة أهرامات وأبو الهول. و "هناك

Grazie, buongiorno.

I saturniani qui sbarcati dovevano primo di tutto dare un nome al luogo di arrivo. Vi fu una disputa notevole nel constatare che il Basso Egitto stava in alto e l’Alto Egitto era in basso nella mappa che Dio consegnò alla loro partenza. Comunque non potevano essere un nome, queste due indicazioni. Qualcuno pensò e disse Kmt, qualcun altro Dsrt, altri Misr , e anche Uwt ks Pth .

Finalmente un Archiano molto sveglio suggerì : “ Se Dio li ha chiamati Alto e basso Egitto, perché non chiamarlo Egitto? “

Lo guardarono di traverso. Qualcuno si portò l’indice della mano alla testa, altri celarono le risa, altri ancora cominciarono a fischiettare.

Egitto… ma non si può neanche pronunciare “ disse l’Archiano Anziano.

Ma che significato può avere? “

Un terzo saturniano gli gridò “ Comunista ! “

sì, sì, comunista..comunista. Comunista? Ma che vuol dire? “

embe? e Egitto che vuol dire ? “

Se ne ritornarono tutti nell’Arca a pensare cosa diavolo potessero fare qui. Ma il diavolo, che fa le pentole e poi anche i coperchi, aveva già pensato ad una bella serie di idoli da innalzare qua e là.

Si trasformò in un mendicante cieco e, guidato da un cane Golden Retriever , si avvicinò all’uomo che per primo aveva gridato “ Comunista “.

Senti caro amico “ iniziò “ io vorrei darti un premio per la tua affermazione di poco fa. Vedo che tu hai l’aria di uno capace di comandare. Come ti chiami ? “

Menes, ma non sono un calciatore. Cosa vuoi ? “

Una proposta “ continuò il non vedente “ Io ti faccio faraone e tu costruirai grandi idoli da adorare. Cosa ne dici? Io qui sento sempre e solo parlare di Dio. Io farò di te un dio e tutti ti obbediranno.”

Ma chi sei tu, vieni per caso da Arcore? “

Vieni a trovarmi e ti farò re..”

Altri si stavano avvicinando e il non vedente non voleva che qualcuno pensasse al voto di scambio, tu dai a me e io do a te.

 

Intanto i Sumeri cominciavano a sviluppare la loro civiltà, copiandola in parte su quanto avevano realizzato su Saturno. Vi furono prima alcuni reucci che non contarono molto e non furono nemmeno iscritti nel libro di registrazione dei re. Invece nella città archetta di Kish si stava imponendo re Enmebaragesi. Nella città vicina, Uruk, era nata intanto un’altra dinastia. Tempo prima questa città si chiamava Eanna, nome nato del fatto che una sera, lasciando le case per una passeggiata nel deserto, Gilgamesh, il re di allora, sorpreso dalla mancanza della moglie, chiese “ E Anna ? “ Poi però Anna arrivò ed il nome fu cambiato, per questo, in Uruk,

Uruk ebbe re famosi e importanti quali:

Meskiaggasher, nominato eroe perché “ entrò nei mari e salì sulle montagne “.

Enmerkhar, figlio di Meskiaggasher, altrettanto famoso perché “ uscì dai mari e scese dalle montagne

Lugalbanda figlio di Enmerkhar e nipote di Meskiaggasher, famoso perché “non si mosse da casa “.

Molte favole raccontano che loro siano stati i primi ad utilizzare la scrittura, ovviamente non come la conosciamo oggi, ma simile a quella dei muratori

Il sistema era detto cuneiforme, così chiamato perché era stato inventato a Cuneo per conto di Gilgamesh. E poi gli stranieri si sono presi il merito come al solito. L'iscrizione più importante scritta in cuneiforme è senza dubbio il Codice di Hammurabi, noto universalmente come il miglior codice penale della storia per via di leggi come la legge del taglione ("occhio per occhio sessantaquacchio"), la pena capitale promiscua, il legittimo impedimento.

 

Mentre i Sumeri scrivevano con martello e scalpello gli egizi, come ormai tutti li chiamavano, cominciarono e continuarono a fare piramidi. Le ragioni di questa mania non fu mai ben chiara nella storia. Non è che tu, caro Creatore, ti sei degnato di darci maggiori indiscrezioni. Già ci hai tramandato le immagini degli egizi tutti spiaccicati come fogli di carta. Un po’ di prospettiva non sarebbe andata sprecata. Comunque qualcuno, un certo Carter, si è impegnato veramente in ricerche approfondite ed ha scoperto, almeno così dice lui, che alcuni faraoni egiziani volevano costruire da tempo alcune costruzioni funerarie per le loro galline faraone. In origine il progetto prevedeva tre cubi su cui avrebbero dovuto ballare le famose ballerine" cubiste ", le signore Cheope, Chefren e Micerinos ma le pareti uscirono inclinate per l'incuria dei capocantieri e si ebbero invece le famose tre piramidi . Senza quest'errore ora, a Giza, avremmo i cubi di Cheope, Chefren e Micerinos. Il nome originale dei monumenti, i Cubi, fu cambiato, ovviamente, in Piramidi. Delle " cubiste " invece non si seppe più nulla. Probabilmente erano scivolate sulle pareti inclinate - evidentemente non erano allenate come " piramidiste " - e furono poi sepolte, dice Carter, dentro le Piramidi che da loro presero il nome .

Durante le pause di lavoro ed i week-ends, i muratori, che non avevano nulla da fare e si annoiavano a morte, le cronache del tempo narrano di migliaia di morti per noia, decisero di costruire una specie di animale con le pietre e la sabbia che avevano avanzato. Se fossero state dei cubi invece che di piramidi, le costruzioni avrebbero richiesto più materiale e non avremmo avuto, gratuitamente, la meraviglia della Sfinge. Da qui il famoso detto egizio, non tutte le piramidi vengono per nuocere.

Finite che furono le piramidi bisognava ora sfruttarne economicamente l’immagine.

L’Egitto era praticamente quasi deserto, sabbia dappertutto e gente, poca. Era il tempo in cui vi era una grande confusione di religioni. Il mio dio è migliore del tuo, io ne ho tre e tu soltanto uno, a casa io ho 48 statuette di dii e tu no…. E qui hai cercato di intervenire, mio Creatore. Giusto, qui hai fatto bene ed hai contribuito anche a salvare il Tuo figliolo fatto uomo. Certo che se non vi era l’ Egitto dove poteva scappare la Sacra famigliola quando il cattivone Erode voleva fare uccidere tutti i bimbi. L’Egitto, sotto la guida della Protezione Civile, aveva installato tanti centri di accoglienza per dare rifugio ai perseguitati della Giudea, della Persia, che per questo motivo cambiò poi il nome in Iraq, e dei ROM. Tutti questo profughi arrivavano su arche un poco vecchiotte, non dotate di radar, scandagli e accessori che ancora non erano stati inventati. All’inizio vi furono parecchi errori di rotta. Gli arconi andavano verso il Cairo, l’Alto Egitto secondo loro, ma, come abbiamo visto, l’Alto Egitto era in basso e così, senza accorgersene, si trovarono quasi tutti in Sudan. Dopo aver capito il trucco girano la prua e navigarono verso…verso dove? Un po’ qui, un po’ là, si trovarono sulle coste di Lampedusa e qui finalmente approdarono. In memoria di ciò, fu eretto un cippo con la scritta “ libero approdo “ .

 

Gesù, il Tuo figliolo non arrivò con gli arconi, certo. Gli avevano dato un asinello Mercedes 230 con aria condizionata dal Meteo, autoradio e selleria Giugiaron. Qualcuno Lo aveva avvisato del procedimento in corso in Giudea e non poteva restare laggiù, altrimenti cosa si sarebbe scritto sui Vangeli? Andò tutto bene fino a che qualcosa successe. Un certo faraone Ramses si accorse che i rifugiati erano troppi. Cercò di smistarli nella comunità africana, ma tutti facevano orecchi da mercante. L’Egitto era ormai pieno di stranieri, la disoccupazione avanzava a passi da gigante e gli egiziani diventavano sempre più poveri mentre i cosiddetti migranti arrivavano ad occupare le rocce migliori e ad avere sempre più vantaggi. Tende a doppia parete isolante, vetri atermici, le migliori panchine dei parchi… e tutto a spese dei cittadini egizi. Ramses decise di farne affogare un po’ ma mal glie ne incolse. Un’infinità di problemi piombarono sull’Egitto: acqua diventata sangue dove nuotavano un’immensità di rane e si svilupparono enormi zanzare. Gli animali morivano, le cavallette distruggevano i raccolti mentre pioveva ghiaccio e fuoco insieme e, alla fine, morivano i primogeniti. La storia non dice se, morto un primogenito, il secondogenito, diventato il primo, moriva anche lui.